Una serata a teatro con la Parsons Dance Company

Sarah Braverman, Christina Ilisije, Ian Spring, Elena d’Amario, Geena Pacareu, Omar Roman De Jesus, Eoghan Dillon, Jason_MacDonald / Parsons Dance

Ieri sera ho assistito ad un vero e proprio spettacolo: quello della Parson Dance Company di New York che sta girando tutta Italia. Non sono certo un’esperta di danza e mi capita raramente di vedere spettacoli di questo tipo, possiamo infatti dire che la mia conoscenza della danza si limita a quella che vedo in tv ad Amici di Maria De Filippi! Quando però ho visto che questa compagnia di fama mondiale sarebbe passata da Parma ho deciso che non me la sarei persa per nulla al mondo, diciamo che avevo un buon presentimento…

Ho sempre pensato alla danza come a qualcosa di bello e poetico ma che dopo un pò annoia, ed è per questo che quando ho saputo che lo spettacolo della Parson sarebbe durato un’ora e un quarto senza pause o intervalli ho iniziato decisamente a preoccuparmi. Sono stata smentita subito, già dal primo balletto infatti ho capito che sarebbe stata non solo una piacevolissima serata a teatro ma un’esperienza intensa, energica e divertente! l’ora e mezza è infatti volata e ogni balletto è stato una sorpresa, non so quasi dire quale mi sia piaciuto di più proprio perchè ognugno aveva la sua particolarità e la sua storia.

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La cosa che mi ha colpito è che lo spettacolo si affida solo ai sette ballerini che compongono la compagnia e alle luci, la scenografia è ridotta praticamente a zero ma gli effetti di luce compongono e definiscono lo spazio accompagnando i movimenti dei ballerini. Ogni balletto è come un quadro, un continuo dei movimenti fluidi dei ballerini che riempono lo spazio e il tempo, è una ricerca sulla percezione visiva in cui nulla è lasciato al caso: è più che un semplice spettacolo di danza. Impossibile staccare gli occhi dalla prima ballerina Elena D’amario (ex concorrente di Amici), ma difficile staccarli anche dagli altri componenti che insieme alla loro collega hanno ballato ininterrottamente per un’ora e un quarto con un ritmo impressionante e un energia che non accennava a diminuire.

Se volete vedere uno spettacolo con la S maiuscola e una dimostrazione di puro talento non potete perdervi una delle date italiane del tour che trovate elencate  QUI

Liebster award 2017!

 

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Finalmente trovo il tempo di rispondere alla nomination di Balticohub che ringrazio. Questa mi sembra proprio una buona occasione per conoscersi tra blogger quindi ecco le mie risposte, le mie nomination e le mie domande!

Per partecipare bisogna:

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 11 domande
  • Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers
  • Formulare altre 11 domande per i blogger nominati
  • Informare i blogger della nomination

 

Le mie risposte:

  1. Avete un libro che tornate a leggere e a rileggere? tutti gli Harry Potter
  2. C’è un personaggio letterario nel quale vi siete a volte identificati? Jack Frusciante
  3. Alba o tramonto? Alba, il tramonto è bello ma a volte mette malinconia
  4. C’è un libro o film di cui avete desiderato fortissimamente cambiare il finale? Il grande Gatsby, vorrei tanto un “e vissero felici e contenti”
  5. Il fotografo, l’illustratore o l’artista che vi ha rubato il cuore. Senza dubbio Vincent Van Gogh
  6. Il decennio del novecento che amate di più. Gli anni ’50, che domande!
  7. C’è un personaggio storico al quale vi sentite affini? Direi di no
  8. Il viaggio che sognate di fare.  Thailandia
  9. La favola che amavate di più da bambini. Cappuccetto Rosso
  10. I gusti del vostro cono gelato perfetto. Frutti di bosco e stracciatella
  11. Il vostro luogo del cuore nella vostra città. La Camera della Badessa affrescata da Correggio

 

Le mie nomination:

Troppolontanidallestelle , ierioggidomani, inquilinadelterzopiano , dioaidan , lacritichellamariquitty , erikacammarata , thereviewerspolveredistelle , chiarapalumboblog , akasteveblue

Le mie domande:

  1. Qual’è il vostro film preferito?
  2. E il vostro libro preferito?
  3. L’ultima canzone che avete ascoltato?
  4. Da quanto tempo avete un blog?
  5. Se poteste cambiare qualcosa del mondo cosa cambiereste?
  6. Il posto in cui siete stati che vi è rimasto nel cuore?
  7. Pizza o gelato?
  8. Avete una passione? se si, quale?
  9. Sole rigenerante o pioggia rilassante?
  10. Il lavoro dei vostri sogni?
  11. La vostra citazione preferita?

 

Spero vi faccia piacere partecipare, a presto!

Arte e moda, ovvero quando al Louvre sfila Vuitton.

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Louis Vuitton e il suo direttore creativo Nicolas Ghesqueres hanno da poco presentato la loro nuova collezione F/W 2017 con una sfilata al Louvre di Parigi in occasione della Paris Fashion Week, e’ la prima volta nella storia che una sfilata si tiene al Louvre e naturalmente non sono mancate le polemiche nel vedere le modelle sfilare tra le statue della Cour Marly.

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Molti vedono il museo o il sito archeologico come qualcosa di sacro e inavvicinabile: un luogo immobilizzato nel tempo con cui ci si può solo rapportare come osservatori passivi in adorazione. Se invece iniziassimo a pensare al museo come a un luogo si da rispettare, ma con cui ci si può rapportare in modo più aperto e sereno? Non possiamo pensare che questi luoghi restino per sempre chiusi in se stessi, già per fortuna la maggior parte di loro si sono aperti al digitale e alla tecnologia, quindi perchè non approffitare di occasioni come questa  creata da Vuitton per permettere al museo di dialogare con altri campi della cultura e diventare un luogo da vivere?

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Un passo in avanti lo ha fatto il sindaco di Agrigento che ha proposto a Dolce e Gabbana di fare una sfilata proprio nella Valle dei Templi, dobbiamo iniziare a considerare altri modi per promuovere il nostro patrimonio culturale e non farlo morire di incuria.

 

Jackie: la solitudine di una first lady

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“Jackie” è un film di Pablo Larrain candidato a tre premi Oscar tra cui quello di miglior attrice per Natalie Portman. Il film è una biografia di Jaqueline Kennedy, moglie e vedova di John fitzgerald Kennedy, in particolare il periodo della vita di Jackie che viene raccontato è quello immediatamente successivo all’assassinio del marito. L’ormai ex first lady si ritrova da sola con due bambini a dover affrontare il terzo lutto in poco tempo (le erano morti già due figli) e a dover organizzare il funerale del marito per fare in modo che venga ricordato dignotosamente; il fil rouge del film è un’intervista che Jackie rilascia ad un giornalista nella sua casa di campagna per fare in modo che siano messe a tacere una volta per tutte le voci false sul marito, alimentate dalla stampa dopo la sua morte.

Quello che il regista vuole farci vedere è soprattutto la solitudine di Jackie, che si può affidare soltanto all’aiuto del fratello di John: Bobby, insieme a lui, ma fondamentalmente sola, deve organizzare le esequie dell’ex presidente e capire cosa ne sarà di lei e dei bambini quando dovranno abbandonare la casa bianca. La sofferenza della donna per la perdita del marito è confortata solo da un sacerdote e da un’amica che lavora per la casa bianca. Jackie mentre racconta come sono andati realmente i fatti al giornalista, rivive i momenti felici della sua vita alla casa bianca a fianco di John ma anche il momento traumatico dell’incidente e lascia trasparire la sua fragilità e le sue emozioni che tenta invano di nascondere intimando al giornalista di non pubblicare niente di troppo personale.

Il film di Larrain può risultare a tratti lento ma la sua forza è data dalla particolarità delle inquadrature spesso in primo piano e dai continui salti spazio-temporali che ci fanno entrare direttamente nei ricordi di Jackie: Natalie Portman è bravissima e ce lo conferma la sua meritatissima candidatura all’oscar come miglior attrice. Nel complesso l’intento del regista non sembra quello di coinvolgerci emotivamente ma di farci capire quanto possa essere stato difficile per la first lady superare il lutto e affrontare l’organizzazione del funerale senza nessun aiuto, facendo scelte “controccorente” come quella di camminare dietro alla bara del marito durante il corteo funebre, e soprattutto senza avere il tempo di elaborare l’accaduto ma anche di quanto Jackie tenesse a John e al suo ruolo da first lady nonostante le difficoltà della vita conuigale e presidenziale.

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Land of mine: la guerra dei ragazzi

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Era da parecchio tempo che aspettavo di vedere “Land of mine”, un film passato abbastanza sotto silenzio ma che merita davvero di essere visto. La storia è ambiantata in Danimarca nei mesi successivi alla fine della seconda guerra mondiale e racconta di come molti prigionieri tedeschi, la maggior parte ragazzini inesperti, siano stati arruolati per sminare le spiagge danesi. In particolare i protagonisti sono un gruppo di ragazzi posti sotto il controllo del sergente danese Carl Leopold Rasmussen ; un uomo all’aparenza duro e intransigente che con l’andare del tempo è inevitabilmente costretto a rivedere le sue posizioni.

E’ una storia toccante e commovente tratta da un episodio vero del dopoguerra ma poco conosciuto, i ragazzi del gruppo del sergente Rasmussen sono appena adolescenti con i loro progetti per il futuro e i loro sogni, costretti a svolgere questo compito perchè ingiustamente ritenuti responsabili della guerra in quanto tedeschi; un capro espiatorio assurdo, nei confronti di cui soldati danesi non hanno alcuna pietà. Vengono mandati ogni giorno sulla spiaggia a togliere le mine senza alcuna esperienza in merito, se non per un breve “addestramento” preliminare, e lasciati senza cibo. Il sergente Rasmussen la pensa all’inizio come tutti i suoi colleghi, mostra di non interessarsi alla vita e all’incolumità dei ragazzi ed esegue gli ordini che gli sono stati impartiti dai superiori senza il minimo accenno di resistenza morale; è però quando uno dei ragazzi rimane gravemente ferito che si inizia a vedere in lui un cambiamento, come se all’improvviso si rendesse conto che quelli non sono solo prigionieri tedeschi che devono riparare ai danni che la loro nazione ha provocato, ma semplici ragazzini che chiamano la mamma quando una mina li sfregia.

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Rasmussen inizia quindi a rubare cibo dall’accampamento dei soldati danesi per portarlo ai ragazzi e ad avvicinarsi a loro, in particolare a Sebastian; cerca di fargli sembrare meno pesante la situazione in cui si trovano promettendogli che presto torneranno a casa e prova anche senza successo a far capire ai suoi superiori l’ingiustizia e la crudeltà di quell’ operazione.  Anche i ragazzi si affezzionano sempre di più a lui scorgendo la sua umanità, ma è un rapporto di alti e bassi che giunto al culmine precipita di nuovo.

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“Land of mine” chiama in campo la nostra coscienza e la nostra etica, ci chiede quasi di prendere posizione, mostra fino a che punto la crudeltà umana può arrivare e fino a che punto la voglia di vendetta dopo la guerra abbia spinto i vincitori nella direzione dell’odio generalizzato e senza scrupoli verso il popolo tedesco. Bellissimi i luoghi in cui è stato girato, la fotografia, i colori e  bravissimi gli attori, un film consigliato a chi ama il genere di guerra e non cerca solo violenza ed effetti speciali.

Vintage è meglio: ode al giradischi

Se Spotify ci ha abituati ad avere a nostra disposizione migliaia di canzoni, i vinili con la loro capienza limitata ci costringono a riascoltare più volte le stesse tracce facendoci apprezzare di più il momento dell’ascolto; che non è più fugace ripetizione di una traccia digitale ma diventa quasi un rituale. Ho comprato un giradischi solo la scorsa settimana ma è già risciuto a farmi apprezzare di più la musica e mi ha consentito di ritagliarmi piccoli momenti di quiete e ascolto, ma anche di divertimento: come quando mi sono trovata a ballare da sola una vecchia canzone di Dalida proveniente da un vinile che apparteneva ad una zia.

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La musica a cui siamo abituati (dei nostri telefoni, delle radio, degli mp3 etc) è pulita e limpida, non si inceppa, non ha rumori di sottofondo, quella dei vinili invece è tutt’altro che limpida e per capire cosa intendo bisogna ascoltarla, dal rumore della puntina allo spostamento del disco che ruota ci sono piccoli rumori e “difetti” che invece di essere fastidiosi ci fanno apprezzare di più la musica anche se meno perfetta di quella digitale. Chi ha detto che la perfezione è sempre positiva?

Io preferisco scovare i vinili nei mercatini dell’usato ma anche i cantanti di oggi hanno iniziato a produrre vinili oltre che cd e Il giradischi ormai è un oggetto di culto e di arredo, ce ne sono di diverse marche, forme e colori. Non mi resta che dire…provare per credere!

il mio giradischi Grausch:  https://www.amazon.it/Grausch-giradischi-portatile-altoparlanti-integrati/dp/B01NCEBBLK

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Kintsugi: siamo tutti un pò rotti

Il kintsugi: letteralmente “riparare con l’oro” è un’antica arte giapponese che consiste nel riparare le cose danneggiate o rotte; non nascondendo come siamo abituati a fare noi occidentali le fratture, ma esaltandole colandoci all’interno dell’oro. L’idea è quella di riparare un oggetto mostrando la sua storia e le sue debolezze,che diventano particolarità, invece di buttarlo e sostituirlo con uno nuovo e integro.

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Tutti ci siamo sentiti rotti almeno una volta nella vita, come un vaso che credevamo essere saldo e ben posizionato su un mobile non tanto alto, un giorno scopriamo che in realtà il vaso era in bilico sul bordo e che il mobile era altissimo: da quel mobile spesso si cade e ci si frantuma. questo accade quando finisce un amore, quando perdiamo un lavoro, quando le nostre speranze per il futuro sembrano più che mai incerte, quando scopriamo all’improvviso di essere fragili: ma chi, io? fragile? impossibile, io sono forte, mi piego ma non mi spezzo, io cado ma non mi rompo! E invece ci si rompe eccome, e la cosa più difficile è accettarlo e farlo vedere agli altri.

Il segreto probabilmente sta nel fare come i giapponesi, sta nell’applicare l’arte del kintsugi a noi stessi e riparci con l’oro;  non per nascondere le nostre ferite e le nostre debolezze ma per esaltarle e mostrarle. Siamo tutti un pò rotti, dovremmo essere tutti un pò dei vasi kintsugi.

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(Mi sembra corretto dire che questo post è stato ispirato da un articolo di Chiara Gamberale su Gioia! di questa settimana)

Alla ricerca di un nuovo nome…

Il blog sta crescendo e io ho intenzione di fare sul serio, ecco perchè nonostante crederenelvuoto sia un nome a cui sono affezionata , ho deciso di cercarne un altro più accattivante e personale (crederenelvuoto infatti è semplicemente il titolo di un libro che amo). Crederenelvuoto non rispecchia più me e non rispecchia più il mio blog, è tempo di trovare un nome che non rimandi ad altro che al blog ma sopratturro facile da ricordare! Il problema è che nome scegliere: inglese o italiano? breve o medio? una parola o una frase? qualcosa di inventato di sana pianta? deve richiamare quello di cui parlo?

Ho tanti dubbi… chiedo quindi aiuto ai “colleghi” blogger che mi seguono ma anche ai semplici lettori: avete consigli?

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Cinque film d’amore da guardare a San Valentino!

Anche se sei single questo non vuol dire che tu debba per forza odiare il giorno degli innamorati, basta entrare nel mood giusto e il gioco è fatto! Quindi: che tu voglia deprimerti mangiando vaschette di gelato sul divano, passare una serata romantica con la tua dolce metà o organizzare un pigiama party tra amiche ecco cinque film romantici perfetti per te!

 

1. Colazione da Tiffany
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Uno dei miei film preferiti, l’avrò visto almeno cinque o sei volte, chi non si è mai sentita un pò come Audrey Hepburn in questo film? sola ma anche spirito libero intimorito dal vero amore? e chi non vorrebbe essere corteggiata all’antica da George Peppard?! gatto + gelato + coperta è la tripletta perfetta per guardare questo film!

2.Il diario di Bridget Jones
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“Il triangolo no, non l’avevo considerato” cantava Renato Zero, ma i registi il triangolo lo considerano eccome e Il diario di Bridget Jones è uno dei migliori film in circolazione per quanto riguarda questo tema! Non vi resta che scegliere tra Mark Darcy per le più romantiche e Daniel Clever per le più audaci… questa volta basta indossare il maglione più ridicolo che avete nell’armadio e bere un bel bicchiere di vino.

3.Notting Hill
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Uno dei film romantici più belli di sempre, uno dei pochi che piace a uomini e donne, ecco perchè è il film perfetto da guardare anche in coppia! Questa è proprio “una storia d’amore da film”, romantica e divertente, che vi farà venire voglia di fare un salto a Londra. Se siete single cioccolata calda e calze pelose, se siete in due bastano gli abbracci dell’amato/a!

4.Come d’incanto
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Inutile dirlo, tutte, anche le meno romantiche hanno sognato almeno una volta di essere delle principesse salvate da un bellissimo principe azzurro, se poi ci mettiamo che la città è New York e il principe azzurro è Patrick Dempsey… ho detto tutto. Consigliati una ciotola di Pop Corn e qualche amica, perchè sognare in gruppo è meglio!

5.Sing Street
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lo so, lo so, ho già consigliato e stra parlato di Sing Street ma cosa ci posso fare se è uno dei film più belli degli ultimi anni?! Un’amore adolescenziale a tempo di musica anni ottanta, con tutte le incertezze e le emeozioni del primo amore, romantico ma non mieloso! se credete nell’amore ma siete stufi sia delle solite commedie romantiche che delle storie drammatiche e strappalacrime, questo è il film che fa per voi! anche questo è perfetto anche da guardare in dolce compagnia…

 

La La Land: brindiamo ai sognatori

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Pochi film (in questo caso musical!) possono vantare quattordici nomination agli oscar e “La La Land” di Damien Chazelle è uno di questi.

I protagonisti di questa vicenda ambientata ad Hollywood in un tempo quasi indefinito tra anni sessanta e presente sono Mia e Sebastian; due sognatori, ognuno con un progetto per il futuro: Mia che fa la barista agli studi della Warner sogna di diventare un’attrice famosa e Sebastian, pianista appassionato di Jazz, vorrebbe aprire un locale tutto suo.  Le vite dei due ragazzi inizialmente si incrociano per caso in varie occasioni: una strada trafficata, un locale in cui Sebastian suona, una festa. Dal loro incontro condivideranno insieme speranze per il futuro, delusioni e si supporteranno a vicenda per superare gli ostacoli che li separano dalla realizzazione dei loro progetti. La loro storia d’amore si articola in varie fasi contrassegnate dalle stagioni: primavera, estate, autunno e inverno, ed  è facilmente immaginabile cosa queste stagioni rappresentino metaforicamente in rapporto con la loro relazione. Mia e Sebastian capiranno infatti ben presto che  i sogni devono necessariamente scontrarsi con la realtà e che anche l’amore può risentirne, perchè non è sempre tutto facile: non è sempre estate.

I punti di forza di questo film sono la musica che non è mai fastidiosa perchè non è troppa come accade in moltissimi musical cinematografici, l’ambientazione “vintage” piena di colori, gli attori protagonisti ( sia Emma Stone che  Ryan Gosling si meritano decisamente la nomination agli oscar), il finale inaspettato e il tema perchè chi non ama il connubio amore/sogni? La la land è un sogno, uno dei più bei film di questi ultimi anni, perchè si discosta da tutto quello che abbiamo visto fino ad ora, ci riporta indietro ai film della vecchia Hollywood e ci trasporta per due ore in un mondo magico ed emozionante.

E’ proprio il caso di citare una delle canzoni del film in cui si dice “brindiamo ai sognatori”, ma noi brindiamo AL sognatore: a Damien Chazelle che, come lui stesso ha detto, ha voluto credere fino in fondo nel suo progetto di un musical anche quando nessun’altro ci credeva e ci regalato questo gioiello.

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