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Avengers Infinity War vi stupirà

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Non è facile sorprendere lo spettatore se ti chiami Marvel e di cinecomics ne hai sfornati a decine, non è nemmeno facile creare e portare sullo schermo l’ennesimo super cattivo da combattere, senza ricadere nel già visto e negli stereotipi. Avengers Infinity War riesce a fare tutto questo: questa volta l’universo rischia di essere decimato da Thanos un cattivo ben lontano dai cattivi tipo senza sentimenti se non rabbia e crudeltà, è un tiranno triste e malinconico che agisce in nome di quella che lui chiama pietà ed è capace soprendentemente di provare anche sentimenti positivi, a combatterlo ovviamente ci sono gli Avengers tra cui figurano sia i personaggi più classici e visti come Iron Man e Captain America, che i più recenti come Doctor Strange e Black Panther. Mai come questa volta “l’unione fa la forza” sia tra i protagonisti del film che nel mondo della Marvel che è riuscita a incanalare, non prima di averlo rigenerato e reso più potente,  tutto quello che c’era di ben riuscito nei suoi film precedenti in un’ unica pellicola capace di tenere incollati allo schermo per due ore e mezza e lasciare gli spettatori a bocca aperta con uno dei finali più belli di questo genere. Il meglio dei film precedenti,  il meglio dei personaggi,  il meglio degli effetti speciali e delle story-line; è questo che Infinity war è riuscito a fare, è stato capace di mischiare in un grande calderone il meglio di tutto quello che questo mondo poteva offrire e migliorarlo.

Dopo questo film a mio parere riuscitissimo, non so cosa dovremmo aspettarci dai prossimi e mi rendo conto che sia per la Marvel che per la DC sarà un impresa superare una qualità di questo livello: quanto ancora sarà capace di stupirci e farci sognare questo genere? perchè è inutile negarlo, il mondo dei super eroi piace alla maggior parte delle persone e chi se ne allontana spesso è solo spinto dall’idea che il buon cinema sia un’altro. Sorpresa, il buon cinema è anche questo che piaccia o no, è quello capace di portare decine e decine di persone a riempire due sale a mezzanotte per vedere l’anteprima, quello capace di reggere dopo anni di alti e bassi, di successi ma anche di cadute rovinose e riprendersi in modo così grandioso. Avengers Infinity War è sorprendente, che voi siate nerd o semplicemente amanti del genere non potrete non divertirvi su questa magica montagna russa capace di alternare battaglie, momenti sentimentali e gag comiche come mai prima d’ora. Se voleve ridere, caricarvi e perchè no, emozionarvi ma soprattutto se siete fra quelli che senza pregiudizi si rendono conto che il cinema non è fatto solo per trasmettere messaggi importanti con film d’autore ma è prima di tutto una grande forma di intrattenimento, questo film vi stupirà.

 

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I segreti di Wind River: essere forti è l’unica possibilità per sopravvivere

I lupi non uccidono i cervi sfortunati, uccidono quelli deboli

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La riserva indiana del Wyoming è un posto sperduto, freddo, silenzioso e perennemente innevato, l’unico modo per sopravvivere in un luogo così desolato e aspro è essere forti: essere dei guerrieri spinti dallo spirito di sopravvivenza. A volte però questo spirito non basta, se ne accorge Cory Lambert, agente federale per il controllo della fauna selvatica, quando trova nella neve il corpo di Natalie, una ragazza di diciotto anni violentata e poi uccisa.

L’FBI manda ad indagare sul caso una giovane agente: Jane, impreparata ad affrontare il clima gelido di quel posto dimenticato da Dio in cui i ragazzi spesso si perdono nella tossicodipendenza e nell’alcool e le ragazze scompaiono e vengono ritrovate morte misteriosamente. Jane si rende subito conto che non ce la può fare  a risolvere il caso senza l’aiuto di qualcuno esperto di quei luoghi e decide così di chiedere aiuto a Cory, che di lavoro caccia predatori come lupi e puma, per trovare un predatore ben più terribile: l’assassino di Natalie. Jane scoprirà solo in seguito che Cory nasconde un dolore straziante che lo spinge ad aiutarla a trovare il colpevole: è così  che i due iniziano la loro “caccia all’uomo” fra distese di neve, foreste e misteri sempre più fitti. Il candore della neve non può nulla contro la violenza rossa come il sangue versato, con cui i due protagonisti dovranno confrontarsi.

le distese silenziose in cui o si è predatori o vittime, le tormente di neve e il freddo perenne, rispecchiano in questo film il dolore dell’animo contro cui padri che hanno perso le proprie figlie devono lottare: un dolore che rischia di annientarti proprio come queste terre selvagge in cui la legge sembra essere diversa da quella del resto dell’America. Premiato al Festival di Cannes nella categoria “miglior regia”, Wind River di Taylor Sheridan indaga la violenza insita nell’essere umano messa alla prova da un ambiente ostile, il tema delle “frontiere” di quelle  terre di passaggio dove a dominare è alla legge del più forte e il tema del dolore che se non accettato e assimilato può arrivare a distruggerti.  Come i cervi con i lupi, solo i più forti sopravvivono: perché quando si è soli e il mondo intorno è ostile, bisogna aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti.

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Hostiles//Ostili: si può superare l’odio?

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Joe Bocker è  l’esempio del soldato che fa il suo dovere, ha guidato numerose spedizioni contro i pellerossa e ha visto morire a causa loro tanti compagni e amici. Si troverà però a dover rivedere tutte le sue convinzioni quando un suo superiore, su ordine del presidente, gli chiederà di riportare il capo Cheyenne Falco Giallo nel Montana per liberare lui e la sua famiglia dopo anni di prigionia e consentirgli di finire i suoi giorni da uomo libero. Lungo il percorso Joe e il suo seguito incontrano Rosalie una donna che ha perso il marito e tre figli uccisi proprio dai pellerossa e decide di portarla con sé e condurla in un posto sicuro.

Il viaggio verso il Montana è pieno di insidie e tra gli attacchi dei pellerossa Comanche e quelli dei cacciatori di pelli Joe dovrà veder morire davanti ai suoi occhi tanti altri compagni, mentre Rosalie cercherà di superare la tragedia di cui è stata vittima. Il contatto con Falco Giallo e la sua famiglia li farà riflettere e soprattutto Joost1-988x600e e i suoi soldati dovranno scontrarsi con il loro passato violento e loro idee razziste e cercare una via per superare l’odio nel nome di ciò che li accumuna con i loro nemici come esseri umani. I paesaggi selvaggi e sconfinati fanno da cornice a questo western drammatico e intensificano la psicologia dei personaggi e i loro drammi: acquazzoni e nebbia, foresta claustrofobica e canyon a strapiombo rispecchiano la natura selvaggia insita anche nell’uomo e i demoni con cui deve lottare per sopravvivere e non impazzire di dolore.

Christian Bale è in stato di grazia, semplicemente meraviglioso, e Rosamunde Pike non è da meno ma anche gli attori secondari sono perfetti nei loro ruoli. Hostiles è una storia di odio e riconciliazione, di vendetta e di perdono; queste parole che solo a pronunciarle insieme sembrano escludersi a vicenda nel film si combinano alla perfezione e portano infine, alla redenzione.

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Alta fedeltà di Nick Hornby: amore, musica e vita

Nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare

Rob ha trentacinque anni, un negozio di dischi, pochi amici e una vita come tante: le cose cambiano quando la sua ragazza Laura lo lascia senza una spiegazione soddisfacente e inizia una storia con il loro vicino di casa Ian. Dopo la rottura con Laura Rob mette in discussione la sua intera vita e ripercorre tutti gli amori finiti male; uno dei quali è stata la causa per cui ha lasciato l’università ed ha finito per aprire il suo negozio che non va certo a gonfie vele. Ma il suo rimettere in discussione tutta la sua vita va aldilà del solo ripensare alle storie d’amore passate tra cui quella con Laura della cui fine non sa darsi una spiegazione soddisfacente: tra una crisi d’identità in cui molti trentenni (o semplicemente esseri umani) possono riconoscersi e domande esistenziali sulla vita, sull’amore e perfino sulla morte “Alta fedeltà” scorre via sulle note di una colonna musicale dettagliata grazie alle numerose citazioni di brani e cantanti che Rob e i suoi amici e colleghi Barry e Dick classificano come in un gioco per bambini quasi per mettere almeno qualche punto fermo nella loro esistenza incasinata.

Cos’è venuto prima? La musica o la sofferenza? ascoltavo musica perché soffrivo? o soffrivo perché ascoltavo musica? sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?

La musica diventa in questo libro compagna di vita “nella salute e nella malattia” quasi come una sposa e Rob le attribuisce gioie e dolori, colpe e meriti, è una presenza costante e determinante: la musica ti fa innamorare, ti fa conquistare la ragazza dei tuoi sogni e ti fa disperare per poi consolarti. La musica è l’unica cosa che sembra importare nella vita di Rob ed è l’unica che al contrario delle sue fidanzate non lo lascia mai, ma di musica si può vivere? Se la tua passione è l’unica cosa che non ti ha mai tradito e l’unico modo per attraversare la vita; come puoi confrontarti con chi fa l’avvocato, il medico, l’architetto e sembra essersi realizzato davvero mentre tu cerchi di districarti in un mondo che sembra ripeterti in continuazione che devi crescere perché la musica non è un lavoro vero? Rob per riuscire a diventare davvero adulto dovrà mettere in discussione se stesso e le sue convinzioni e nel farlo saranno di fondamentale aiuto i suoi amici ma soprattutto Laura. Perché anche chi passa per breve tempo nella nostra vita ci lascia un segno con cui volenti o nolenti dobbiamo imparare a convivere sia esso positivo o negativo e ci fa capire un po’ di più di noi stessi. La vera domanda è riuscirà Rob a trovare la serenità? a non sentirsi più un fallito insoddisfatto della sua vita? a non sentirsi più completamente perso? e a che prezzo?

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Tre documentari biografici da guardare assolutamente

I documentari non sono il mio forte, nemmeno Netflix è riuscito a farmi cambiare idea, non so quanti ne ho iniziati senza poi finirli. Ce ne sono stati tre però che mi hanno emozionata e mi sono rimasti nel cuore e ho notato che sono tutti legati da una cosa: parlano di persone reali, dei loro sogni, della loro vita e dei loro drammi.

 

Man on wire

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Ho visto questo documentario premio Oscar quando andavo alle superiori grazie alla mia insegnante di inglese, Man on wire è la storia di un sogno e di una vita spesa per rincorrerlo: il sogno si chiama Torri Gemelle e la vita è quella del funambolo Philippe Petit. Fin da ragazzo infatti Philippe sognava di tirare il suo filo fra quei due altissimi grattaceli dopo che lo aveva già fatto su Notre Dame a Parigi e sull’Harbour Bridge di Sidney. E’ solo nel 1974 che il sogno diventa realtà: il mattino del 6 agosto i newyorkesi e i turisti che hanno la fortuna di passare di lì e alzare gli occhi al cielo possono vedere un puntino sospeso su un filo a 400 metri d’altezza, quel puntino è Philippe.

 

I am Heath Ledger

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Una delle scomparse che ha turbato più profondamente il mondo del cinema è quella dell’attore Heath Ledger morto a soli 28 anni per un mix di farmaci. Ma chi era Heath nella vita privata e sul set? un ragazzo innamorato della vita e del mondo, con alcuni demoni come tutti noi e un talento unico per l’arte e la recitazione. La forza di questo documentario sono le tantissime scene di vita privata che Heath ha girato con la sua videocamera personale e il racconto che di lui fanno i suoi amici e la sua famiglia: due ore per non dimenticarsi di quel bellissimo ed enorme sorriso e rimpiangere la scomparsa di un grande talento.

 

Dancer

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Sergei Polunin aveva solo diciannove anni quando nel 2010 è diventato il primo ballerino del Royal Ballet di Londra, è stato il più giovane nella storia. Un talento unico, una stella poco più che adolescente già all’apice della sua carriera, ma come Icaro quando si va troppo vicino al sole ci si brucia ed è così che nel 2012 Polunin rassegna le dimissioni dal Royal e minaccia di lasciare per sempre la danza. Dancer racconta la sua storia dalla nascita ad oggi, la sua infanzia negata dalla danza e la sua adolescenza problematica lontano da casa, i sacrifici suoi e della sua famiglia e i suoi demoni tra cui la depressione e la droga. La danza è per Polunin amore e odio, non può farne a meno anche se a volte vorrebbe, ma il vero quesito è: cosa fai a vent’anni quando hai già raggiunto il massimo?

 

 

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Road to Oscar: The Disaster Artist

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Tommy Wiseau è un uomo particolare: nessuno sa da dove venga o quanti anni abbia e non ha alcuna vergogna a mettersi in situazioni potenzialmente imbarazzanti, Greg Sestero invece è un ragazzo di diciannove anni e condivide con Tommy il sogno di diventare un attore professionista ma la sua timidezza è un ostacolo per le sue performance. Tra i due nasce un amicizia/alleanza per sostenersi nel loro progetto di fare carriera nel mondo del cinema; ed è proprio per rincorrere questo sogno che i due decidono di trasferirsi a Los Angeles.

Los Angeles però non è la terra promessa che i due immaginavano e dopo molti rifiuti l’unica soluzione sembra essere quella di realizzare un film con lethe-disaster-artist-tda-02424_rgb loro forze: Tommy si improvvisa così sceneggiatore e regista e quello che ne uscirà sarà “The Room” film del 2003 diventato un culto per la sua assurdità. Durante le riprese l’amicizia fra i due protagonisti sarà messa a dura prova soprattutto dalle stranezza e dalla fragilità di Tommy che è tanto fuori dagli schemi quanto enigmatico. Se non si sapesse che è una storia vera non sarebbe possibile crederlo: The Disaster artist è la storia di un sogno folle diventato reltà è la rivincita dei perdenti e degli emarginati. Un film divertente che ci regala anche una visione cinica e probabilmente realistica, del mondo di Hollywood.

Il film è Candidato al premio Oscar per “miglior scenggiatura non originale” è infatti tratto dal libro scritto da Greg ” The Disaster Artist: My Life Inside The Room, the Greatest Bad Movie Ever Made”. Anche James Franco (protagonista e regista del film), se non fosse stato accusato di molestie, sarebbe quasi sicuramente stato fra i candidati per “miglior attore protagonista” per la sua interpretazione di Wiseau, che è senza ombra di dubbio la sua miglior performance attoriale: un consiglio per apprezzare la sua bravura? guardate il film in lingua originale!

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Road to Oscar: Phantom Thread//Il filo nascosto

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Reynold Woodcock è uno stilista che veste alcune delle donne più importanti della Londra anni ’50, vive in una casa suntuosa con sua sorella Cyril e segue una rigida routine fatta di colazioni silenziose, attenzione ad ogni minimo dettaglio, donne che vanno e vengono e lavoro ad orari improbabili. La sua vita cambia quando incontra Alma; cameriera in un hotel della costa, l’attrazione è immediata e Woodcock finisce per farla diventare la sua musa e la sua amante. Alma inizia a lavorare per lui e a vivere in casa sua con la sorella, ma scopre ben presto che la vita con lo stilista è tutt’altro che semplice a causa del suo carettere scontroso e delle regole rigide che governano la casa/laboratorio e per avere l’amore e le attenzioni del suo amato mette in atto un atteggiamento scontroso che si alterna però a momenti di affetto profondo che solo in alcuni casi sembra essere ricambiato dal compagno.

Paul Thomas Anderson con questo film analizza i rapporti umani in maniera sublime: Woodcock ha un attaccamento malsano alla sorella Cyril che dopo la scomparsa della loro madre lo accudisce quasi come un bambino; anche la relazione con la compagna Alma si trasforma velocemente in un rapporto malsano e tormentato. Phantom-Thread-by-Paul-Thomas-Anderson.jpgWoodcock non è capace di amare se non quando è in condizione di svantaggio, quando la sua mania di controllo non può agire e ha bisogno di essere accudito: prima dalla madre, poi dalla sorella e infine da Alma. Così nell’amore con Alma si trasforma presto da aguzzino a vittima. Le relazioni per Anderson sono fatte di compromessi e accettazione dei difetti dell’altro, due esseri umani che si incontrano devono per forza infatti fare i conti con le manie e i lati negativi dell’altro e in che modo si possono superare queste differenze che spesso,come in questo film, sembrano essere insuperabili?

Ciò che rende Il filo nascosto un film da Oscar oltre alla storia è la regia di Anderson: l’attenzione al dettaglio di Woodcock sembra trasferirsi al regista che cura ogni scena e ogni ambientazione come lo stilista cura in maniera maniacale i suoi abiti d’alta moda. Sublime è anche l’interpretazine di Daniel Day-Lewis nei panni del protagonista, interpretazione che gli è valsa la candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista dopo che nel 2013 ha vinto per Lincoln di Steven Spielberg.

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