Se il contenitore è bellissimo ma è vuoto: una riflessione su “The shape of water”

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Tredici nomination agli Oscar e la vittoria al festival di Venezia sono un fardello pesante da portarsi dietro. “The shape of water” (in italiano La forma dell’acqua) ha collezionato premi e nomination, il tutto condito da gran parte della critica che lo ha osannato e acclamato come un capolavoro: il problema è che questo film non riesce a reggere il peso delle aspettative e nonostante gli si possano riconoscere molti meriti come la bellissima ricerca estetica di cui è oggetto grazie alle ambientazioni anni sessanta e ai colori, che riescono ad immergere lo spettatore in un mondo quasi surreale o come le interpretazioni magistrali della maggior parte degli attori; la storia che sta alla base di questo film risulta banale e mal sviluppata.

E’ innegabile, che Guillermo del Toro sia un bravo regista e che i suoi film siano surreali e popolati di strane creature da sempre ma “The shape of water” non convince fino in fondo e ad un film presentato con queste premesse, alcune lacune sono imperdonabili. Quella che vorrebbe essere una favola d’amore “dark” si trasforma infatti in un amore ambiguo e poco credibile che si risolve troppo velocemente. Nemmeno il tentativo di inserire nella storia temi importanti come l’emarginazione sociale, la paura del diverso e la solitudine si concretizza in un reale contenuto che possa bilanciare l’irrealtà della storia. I luoghi e i personaggi non ci vengono minimante presentati, l’approfondimento psicologico dei personaggi è minimo e minimo è anche l’approfondimento del rapporto fra la protagonista Elisa e la creatura di cui si innamora: un rapporto amoroso che si risolve in poco tempo e che se all’inizio poteva essere interessante, verso la fine dà vita a scene di una banalità e di un’assurdità quasi al limite del ridicolo.

“La forma dell’acqua” non è un brutto film, ma è semplicemente, a mio avviso, un bellissimo contenitore vuoto di significato. Alla fine della proiezione è difficile guardandosi dentro trovare qualcosa del film che ci sia rimasto impresso o che ci abbia colpito, o anche solo che ci abbia fatto pensare. probabilmente grazie anche alla grande operazione di promozione che ha messo in moto, questo film si porterà a casa molte delle statuette per cui è in corsa ma i film che si trovano a gareggiare con lui nella categoria “miglior film” nonostante siano film sicuramente più scontati, semplici e classici (ad eccezione forse dell’horror Get Out che sembra essere molto originale), sono nettamente superiori a questo esercizio di stile di Guillermo del Toro: se non altro perché lasciano qualcosa dietro di loro quando finiscono e le luci in sala si riaccendono.

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(questa è un opinione puramente personale; so di molti che hanno amato il film e per me già il fatto che questo film abbia fatto discutere è un buon segno)

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Road to Oscar: Lady Bird

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Avete mai desiderato quando eravate adolescenti di cambiare nome e di trasferirvi in un’altra città? vi siete mai chiesti almeno una volta nella vita se poteva esserci qualcosa di più al di fuori della vostra cittadina? Christine o meglio, come preferisce farsi chiamare lei: Lady Bird, ha diciassette anni e si fa proprio queste domande.

Lady Bird vive nella periferia di Sacramento in un quartiere modesto, ha pochi amici, si scontra spesso con sua madre  e va in una scuola cattolica. Non riesce a capacitarsi che la vita sia tutta qui, ci deve essere qualcosa di più emozionante e stimolante oltre quello che già conosce e che ormai odia. Ha una migliore amica: Julie e con lei recita nel gruppo di recitazione della scuola, è così che conosce Danny il suo pLady-Bird-1rimo amore ed è invece grazie ad una festa che nota Kyle ragazzo “bello e dannato” interpretato dal protagonista di “Chiamami col tuo nome” Thimothee Chalamet ma Christine ha soprattutto un rapporto difficile con la madre; che sembra non essere contenta delle stranezze della figlia ma che in realtà nutre per lei un grande affetto, e una famiglia stranamente assortita all’interno della quale l’unico che sembra capirla è suo padre. Lady Bird sogna New York e un college “come Yale ma non Yale” mentre tutto sembra portarla verso il college di Sacramento e lei odia quella città: troppo periferica, troppo piccola per i suoi sogni e soprattutto troppo poco stimolante per una giovane ragazza con grandi progetti per il futuro, ma Sacramento è casa ed è solo quando si troverà lontana da casa che si renderà conto quanto le manca quella città che conosce a menadito.

Lady Bird è un racconto di formazione, un piccolo romanzo alla “Il giovane Holden” su schermo; è la storia di una ragazza anti conformista che si destreggia tra amicizie di lunga data, rapporti pmcvariety_files__wordpress_comlady-bird-7a0dec2d2fc2efd639beea9ec903e9109c91d3e4difficili con i genitori, primi amori, prime volte e sogni che devono fare i conti con la realtà. La regia è di Greta Gerwing che per la storia di Christine si è ispirata alla sua adolescenza e alla sua città natale e la protagonista è l’attrice Saoirse Ronan che per questo ruolo ha vinto il Golden Globe ed è candidata all’Oscar; ma questa è solo una delle cinque nomination che il film ha ottenuto tra cui spicca quella per “miglior film”.

Se amate i racconti di formazione e i film dall’atmosfera indie, Lady Bird non vi deluderà! Diventerà senza dubbio una pietra miliare tra i film di questo tipo, il manifesto di una generazione.

 

 

Road to Oscar: The Post

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Che Steven Spielberg fosse un maestro della regia lo sapevamo già da molto tempo, ma nel caso ne volessimo la riconferma basta andare a vedere il suo ultimo film: “The Post”.

Candidato a due premi Oscar: miglior film e miglior attrice protagonista per Meryl Streep, il film narra la vicenda dello scandalo della pubblicazione dei  Pentagon Papers, documenti segreti della difesa americana in merito alla guerra del Vietnam; pubblicati prima sul New York Times e poi sul Washington Post nel 1971.

Meryl Streep interpreta Katharine Graham editrice del Post e prima donna alla guida del quotidiano, la sua posizione diventa ancora più difficile quando NOR_D24_063017_134569_R3-e1516020703310-700x430si trova a dover decidere se pubblicare o meno i documenti top secret dopo che al New York Times è già stato intimato di non farlo. Ad affiancarla e spronarla c’è il direttore del giornale: Ben Bradlee interpretato da Tom Hanks, che insiste perché i documenti siano pubblicati anche in nome della libertà di stampa che l’ingiunzione al Times sembra voler violare. La pubblicazione potrebbe comportare gravi conseguenze per il giornale che è stato tra le altre cose, appena quotato in borsa, sia Katharine che Ben si giocano la carriera e il Post la reputazione: ma è meglio lasciar perdere e far vincere una presidenza che per anni ha insabbiato informazioni fondamentali o rischiare e, senza farsi intimidire dal potere, battersi perché il popolo americano sappia?

La forza di “The Post” non è solo la storia che coinvolge ed emoziona ma anche e soprattutto la regia di Spielberg ci fa entrare nelle scene attraverso inquadrature magistrali e che, nonostante un inizio un po’ a rilento, riesce a riprendersi egregiamente, merito anche di  Meryl Streep e Tom Hanks che si riconfermano ancora una volta delle colonne portanti della recitazione americana.

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Alla fine del film ci viene proposta una possibile anticipazione per il prossimo lavoro di Spielberg: che sia sullo scandalo Watergate?

Sergei Polunin e la magia di “Satori”

“Satori è un termine buddista giapponese che significa “risveglio spirituale” o “illuminazione” che si rivela solo attraverso l’esperienza personale. Per Sergei Polunin, Satori rappresenta il proprio percorso di ricongiungimento con l’amore per la danza e la passione per l’arte”

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E’ con queste parole che inizia il libretto di scena del nuovo spettacolo di Sergei Polunin “Satori”, Polunin è uno dei più grandi ballerini degli ultimi anni, nel 2010 è stato il primo ballerino più giovane del Royal Ballet a soli diciannove anni. Polunin è una stella che brilla più che mai ma nel 2012 decide di lasciare la compagnia perché come dirà più tardi lui stesso “L’artista in me stava morendo”.

Satori è uno spettacolo diviso in tre parti:

la prima si intitola “First solo” e vede Polunin danzare da solo sul palcSatori-Artwork250-mino con in sottofondo le parole delle poesie di Alexander Galich, su un palco vuoto e nero con la luce come unica compagna. in questa prima parte Polunin riesce a riempire con la sua energia quel vuoto nero e “Racconta la ricerca di libertà di un uomo attraverso quella stessa danza che lo rende schiavo”.

la seconda parte “Sckrjabiniana” vede protagonisti, oltre a Polunin, primi ballerini/e e solisti/e del Bol’soj di Mosca, della Royal Opera House di Londra e di altri prestigiosissimi teatri. Qui sul palco riempito solo dai giochi di luce, si alternano per lo più passi a due e “si susseguono storie romantiche, liriche, drammatiche, tragiche e eroiche”.

La terza parte “Satori” è il momento culminante dello spettacolo e la sua degna chiusura, protagonista anche questa volta è Polunin, ma una parte da protagonista la fanno anche le scenografie di David La Chapelle che immergono il palco in un’atmosfera onirica tra nuvole , alberi, segni zodiacali e giochi di luci ed ombre.

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Con “Satori” Sergei Polunin dimostra (se fosse ancora necessario farlo) di essere una stella della danza, un gioiello fragile e ribelle, fuori dallo stereotipo del ballerino modello, un lampo di luce nel buio della normalità.
Sono convinta che se Sergei Polunin fosse un pittore sarebbe sicuramente Caravaggio.

 

 

 

Road to Oscar: The darkest hour//L’ora più buia

L’ora più buia è si un film storico ambientato durante la guerra, ma è soprattutto un film quasi biografico. L’attenzione si focalizza infatti sul protagonista: Winston Churchill, primo ministro inglese durante la seconda guerra mondiale, un personaggio eccentrico e poco amato a volte anche dai suoi stessi colleghi. Nel 1940 Churchill si è trovato ad essere nominato primo ministro in un momento buio per l’Europa: l’avanzata di Adolf Hitler e delle sue truppe che sempre più velocemente avevano iniziato ad invadere le nazioni dell’europa centrale. La decisione più importante che Winston dovrà prendere nel corso del film, sarà se continuare a lottare contro un nemico così barbaro e forte, mettendo in pericolo la sopravvivenza dell’Inghilterra stessa, o se accettare l’offerta di un accordo di pace.

Il senso di buio e di pericolo lo possiamo percepire attraverso gli ambienti in cui il film è stato girato: che sono prevalentemente interni, e attraverso alcuni espedienti che grazie ad una fotografia magistrale collocano più volte il protagonista nell’oscurità più totale.

L’ora più buia è un film sul coraggio di resistere, aldilà del personaggio storico di Winston Churchill che può piacere o meno, il messaggio del film è chiaro: resistere a tutti i costi e non arrendersi all’oppressore anche quando sembra l’unica cosa da fare.

Il vero punto di forza di questa pellicola che per alcune cose inciampa, è Gary Oldman che veste i panni di Churchill, un’interpretazione che gli è valsa il Golden Globe e la nomination all’Oscar. Sono incredibili la somiglianza e l’immedesimazione, un Oscar che sarebbe più che meritato.

Road to Oscar: Call me by your name//Chiamami col tuo nome

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E’ l’estate del 1983 e da qualche parte del nord Italia il diciasettenne Elio trascorre i mesi caldi e oziosi nella villa di famiglia in compagnia di parenti e amici. Come ogni anno il padre di Elio, professore, ospita uno studente straniero durante l’estate. Quest’anno lo studente prescelto è Oliver, un americano ventiquattrenne impegnato a scrivere il suo primo libro.

L’estate nella villa e intorno ad essa passa tra lettura, musica,feste in paese, partite di pallavolo e giri in bicicletta, ed è proprio con queste uscite in bicicletta che Elio ed Oliver iniziano a conoscersi e a passare del tempo insieme. Elio è nel pieno dell’adolescenza e sta scoprendo sè stesso e il sesso, in particolare ha una piccola storia con

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Marzia una ragazza francese in vacanza con cui è amico d’infanzia. L’ arrivo di Oliver però sconvolge completamente la sua “routine” estiva: Oliver è bello e colto e non perde occasione per punzecchiare Elio che inizia ad essere tormentato dal desiderio nei suoi confronti, la tensione fra di loro è ovvia anche per chi sta intorno ai due ragazzi, tra cui i genitori di Elio.

“E’ meglio parlare o morire?” è la grande domanda che Elio si pone, non riesce quasi ad ammettere a se stesso i suoi sentimenti verso Oliver ma sente che se non glieli confessa potrebbe quasi morirne: è così che durante una delle loro gite in paese Elio decide di parlare, e da quel momento niente sarà più come prima. Ma si sa, l’estate prima o poi finisce e si porta via con sè anche le storie d’amore e il dolore per questa perdita sembra essere insopportabile…

Chiamami col tuo nome è l’ultima fatica di Luca Guadagnino, regista poco amato in italia che deve il suo successo soprattutto all’estero,Call-Me-By-Your-Name-1-1600x900-c-default e questo film conferma la sua natura cosmopolita: è in lingua inglese, italiana e francese ed è per questo che è consigliabile vederlo in lingua originale. Elio e Oliver sono interpretati da Timothée Chalamet e Armie Hammer e proprio l’interpretazione di Elio è valsa a Timothée la candidatura all’Oscar come miglior attore, una candidatura meritata anche solo per la scena finale in primo piano. Chiamami col tuo nome è un film d’amore e di passione, quella passione che ti brucia sotto la pelle e ti fa pensare che se non la esterni potresti quasi morirne proprio come pensa Elio, ma soprattutto è un amore universale che trascende il concetto di eterosessualità ed omosessualità. Ancora non sappiamo se il film varrà l’Oscar come miglior film a Guadagnino ma sicuramente conquisterà i cuori degli spettatori.

Coco: viaggio a suon di musica nel mondo dei morti

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Miguel Rivera è un ragazzino messicano con una grande famiglia  e un grande sogno: fare il musicista! C’è solo un problema: la sua famiglia ha bandito, ormai da generazioni, la musica. Colpa del suo trisavolo che abbandonò sua moglie e sua figlia (Coco) per fare il musicista in giro per il mondo ed è proprio con Coco, sua nonna, che Miguel intrattiene un rapporto speciale.

Miguel è quindi destinato a fare il calzolaio nella ditta di calzature appartenente alla sua  famiglia ed è costretto a tenere segreta la sua passione per la musica, ma si sa, quando il destino chiama non ci si può fare niente e nella notte delle celebrazioni per il Dia de Muertos, il ragazzo scoprirà un segreto famigliare che potrebbe cambiare per sempre il suo destino. E’ proprio durante qucoco_screeningsesta notte magica che Miguel viene catapultato nel regno dei morti insieme al “suo” cane Dante, lì incontrerà i suoi famigliari defunti e, grazie all’aiuto di un amico speciale di nome Enest, intraprenderà la ricerca del trisavolo musicista scomparso. Il viaggio nel mondo dei morti è costellato di incontri bizzarri come quello con Frida Kahlo, un viaggio colorato e surreale in compagnia di scheletri e animali fantastici. Miguel dovrà affrontare varie prove e superare molte peripezie per capire che la famiglia è il valore più importante e che per onorarla non occorre rinunciare ai propri sogni.

Coco è l’ennesimo successo della Disney, che voi siate grandi o piccini non potrete non amare questo mondo colorato e commovente, un trionfo di energia e positività in compagnia di un raggazzino speciale e sognatore che ci ricorda di non lasciare i sogni nel cassetto ma di inseguirli senza sosta, tenendo però sempre presente ciò che è veramente importante nella vita: l’amore.