ARTE, libri

How to: scegliere un libro di storia dell’arte

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Mi sono sentita chiedere spesso consigli su che libri d’arte acquistare,  il segreto è sapere che cosa si cerca! volete vedere delle belle immagini? o volete degli approfondimenti e quindi un libro un pò più impegnativo? Ecco i miei cinque consigli per scegliere bene un libro d’arte:

1- capite che cosa cercate

come dicevamo prima, che sia per voi o che sia un regalo la prima cosa da fare è capire che cosa ci si aspetta dal libro che andremo ad acquistare: ce ne sono di tantissimi tipi, se cercate un libro prevalentemente di immagini vi consiglio quelli di Taschen e di Giunti, soprattutto i Taschen dedicati ad un artista (monografici) sono molto belli e danno un’idea generale dell’opera completa di quel determinato pittore! Se invece cercate qualcosa di più impegnativo con più informazioni storiche e stilistiche avete due possibilità: cercare tra i libri utilizzati di solito all’università (es. Argan) o semplicemente cercare un libro che abbia più testo che immagini!

2- selezionate un periodo storico di riferimento o un artista

Ovviamente è praticamente impossibile trovare un buon libro d’arte che comprenda tutta la storia dell’arte, ci sono talmente tanti artisti, correnti e periodi che l’unica cosa “generica” che potete trovare sono i “dizionari” della storia dell’arte o degli artisti generalmente con poche immagini e poche informazioni (autore,titolo,data,stile), utili se volete farvi un’idea generale o se volete un riferimento su cui fare affidamento se non vi ricordate qualcosa. Quindi, decidete se preferite un determinato periodo storico, un determinato artista o un determinato argomento (es. pittura di paesaggio, ritratti etc) e vedrete che il campo si restringerà sempre di più!

3- assicuratevi che il libro non faccia parte di una collana

Molti critici scrivono collane di libri ad esempio Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi, quindi soprattutto se dovete fare un regalo assicuratevi che l’altra persona non abbia già parte della serie o non sia alla ricerca dell’ultimo uscito! Comunque è sempre meglio regalare (ma anche comprare) il primo volume in modo da capire lo stile dell’autore e l’impostazione genrale dei suoi libri per decidere se proseguire nell’acquisto degli altri. consiglio: “Il museo immaginato” di Philippe Daverio e “Il tesoro d’Italia” di Vittorio Sgarbi

4-  Non snobbate i libri delle superiori

Ebbene si, avete capito bene! spesso anche all’università per gli esami di arte si studia sui libri delle superiori; molti infatti non sono niente male per avere un idea generale di un determinato periodo storico e dei suoi massimi esponenti e contengono anche trafiletti di approfondimento, personalmente consiglio: “Il Cricco di Teodoro” di Zanichelli e “I luoghi dell’arte” di Electa.

5- Cercate anche nei mercatini dell’usato

Ho acquistato tantissimi libri nei mercatini dell’usato, mi è capitato spesso di trovare delle vere e proprie chicche ad esempio un Argan praticamente nuovo o un libro di archeologia vecchio ma super completo! In questo modo potrete risparmiare e trovare libri che non vengono più stampati.

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Le linee guida ve le ho date, ora vi dò un consiglio spassionato: seguite l’istinto! se un libro vi fa venire voglia di comprarlo dalle immagini o per qualsiasi altro motivo fatelo! potreste avere delle bellissime sorprese…

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Una serata a teatro con la Parsons Dance Company

Sarah Braverman, Christina Ilisije, Ian Spring, Elena d’Amario, Geena Pacareu, Omar Roman De Jesus, Eoghan Dillon, Jason_MacDonald / Parsons Dance

Ieri sera ho assistito ad un vero e proprio spettacolo: quello della Parson Dance Company di New York che sta girando tutta Italia. Non sono certo un’esperta di danza e mi capita raramente di vedere spettacoli di questo tipo, possiamo infatti dire che la mia conoscenza della danza si limita a quella che vedo in tv ad Amici di Maria De Filippi! Quando però ho visto che questa compagnia di fama mondiale sarebbe passata da Parma ho deciso che non me la sarei persa per nulla al mondo, diciamo che avevo un buon presentimento…

Ho sempre pensato alla danza come a qualcosa di bello e poetico ma che dopo un pò annoia, ed è per questo che quando ho saputo che lo spettacolo della Parson sarebbe durato un’ora e un quarto senza pause o intervalli ho iniziato decisamente a preoccuparmi. Sono stata smentita subito, già dal primo balletto infatti ho capito che sarebbe stata non solo una piacevolissima serata a teatro ma un’esperienza intensa, energica e divertente! l’ora e mezza è infatti volata e ogni balletto è stato una sorpresa, non so quasi dire quale mi sia piaciuto di più proprio perchè ognugno aveva la sua particolarità e la sua storia.

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La cosa che mi ha colpito è che lo spettacolo si affida solo ai sette ballerini che compongono la compagnia e alle luci, la scenografia è ridotta praticamente a zero ma gli effetti di luce compongono e definiscono lo spazio accompagnando i movimenti dei ballerini. Ogni balletto è come un quadro, un continuo dei movimenti fluidi dei ballerini che riempono lo spazio e il tempo, è una ricerca sulla percezione visiva in cui nulla è lasciato al caso: è più che un semplice spettacolo di danza. Impossibile staccare gli occhi dalla prima ballerina Elena D’amario (ex concorrente di Amici), ma difficile staccarli anche dagli altri componenti che insieme alla loro collega hanno ballato ininterrottamente per un’ora e un quarto con un ritmo impressionante e un energia che non accennava a diminuire.

Se volete vedere uno spettacolo con la S maiuscola e una dimostrazione di puro talento non potete perdervi una delle date italiane del tour che trovate elencate  QUI

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Liebster award 2017!

 

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Finalmente trovo il tempo di rispondere alla nomination di Balticohub che ringrazio. Questa mi sembra proprio una buona occasione per conoscersi tra blogger quindi ecco le mie risposte, le mie nomination e le mie domande!

Per partecipare bisogna:

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 11 domande
  • Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers
  • Formulare altre 11 domande per i blogger nominati
  • Informare i blogger della nomination

 

Le mie risposte:

  1. Avete un libro che tornate a leggere e a rileggere? tutti gli Harry Potter
  2. C’è un personaggio letterario nel quale vi siete a volte identificati? Jack Frusciante
  3. Alba o tramonto? Alba, il tramonto è bello ma a volte mette malinconia
  4. C’è un libro o film di cui avete desiderato fortissimamente cambiare il finale? Il grande Gatsby, vorrei tanto un “e vissero felici e contenti”
  5. Il fotografo, l’illustratore o l’artista che vi ha rubato il cuore. Senza dubbio Vincent Van Gogh
  6. Il decennio del novecento che amate di più. Gli anni ’50, che domande!
  7. C’è un personaggio storico al quale vi sentite affini? Direi di no
  8. Il viaggio che sognate di fare.  Thailandia
  9. La favola che amavate di più da bambini. Cappuccetto Rosso
  10. I gusti del vostro cono gelato perfetto. Frutti di bosco e stracciatella
  11. Il vostro luogo del cuore nella vostra città. La Camera della Badessa affrescata da Correggio

 

Le mie nomination:

Troppolontanidallestelle , ierioggidomani, inquilinadelterzopiano , dioaidan , lacritichellamariquitty , erikacammarata , thereviewerspolveredistelle , chiarapalumboblog , akasteveblue

Le mie domande:

  1. Qual’è il vostro film preferito?
  2. E il vostro libro preferito?
  3. L’ultima canzone che avete ascoltato?
  4. Da quanto tempo avete un blog?
  5. Se poteste cambiare qualcosa del mondo cosa cambiereste?
  6. Il posto in cui siete stati che vi è rimasto nel cuore?
  7. Pizza o gelato?
  8. Avete una passione? se si, quale?
  9. Sole rigenerante o pioggia rilassante?
  10. Il lavoro dei vostri sogni?
  11. La vostra citazione preferita?

 

Spero vi faccia piacere partecipare, a presto!

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Arte e moda, ovvero quando al Louvre sfila Vuitton.

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Louis Vuitton e il suo direttore creativo Nicolas Ghesqueres hanno da poco presentato la loro nuova collezione F/W 2017 con una sfilata al Louvre di Parigi in occasione della Paris Fashion Week, e’ la prima volta nella storia che una sfilata si tiene al Louvre e naturalmente non sono mancate le polemiche nel vedere le modelle sfilare tra le statue della Cour Marly.

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Molti vedono il museo o il sito archeologico come qualcosa di sacro e inavvicinabile: un luogo immobilizzato nel tempo con cui ci si può solo rapportare come osservatori passivi in adorazione. Se invece iniziassimo a pensare al museo come a un luogo si da rispettare, ma con cui ci si può rapportare in modo più aperto e sereno? Non possiamo pensare che questi luoghi restino per sempre chiusi in se stessi, già per fortuna la maggior parte di loro si sono aperti al digitale e alla tecnologia, quindi perchè non approffitare di occasioni come questa  creata da Vuitton per permettere al museo di dialogare con altri campi della cultura e diventare un luogo da vivere?

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Un passo in avanti lo ha fatto il sindaco di Agrigento che ha proposto a Dolce e Gabbana di fare una sfilata proprio nella Valle dei Templi, dobbiamo iniziare a considerare altri modi per promuovere il nostro patrimonio culturale e non farlo morire di incuria.

 

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Jackie: la solitudine di una first lady

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“Jackie” è un film di Pablo Larrain candidato a tre premi Oscar tra cui quello di miglior attrice per Natalie Portman. Il film è una biografia di Jaqueline Kennedy, moglie e vedova di John fitzgerald Kennedy, in particolare il periodo della vita di Jackie che viene raccontato è quello immediatamente successivo all’assassinio del marito. L’ormai ex first lady si ritrova da sola con due bambini a dover affrontare il terzo lutto in poco tempo (le erano morti già due figli) e a dover organizzare il funerale del marito per fare in modo che venga ricordato dignotosamente; il fil rouge del film è un’intervista che Jackie rilascia ad un giornalista nella sua casa di campagna per fare in modo che siano messe a tacere una volta per tutte le voci false sul marito, alimentate dalla stampa dopo la sua morte.

Quello che il regista vuole farci vedere è soprattutto la solitudine di Jackie, che si può affidare soltanto all’aiuto del fratello di John: Bobby, insieme a lui, ma fondamentalmente sola, deve organizzare le esequie dell’ex presidente e capire cosa ne sarà di lei e dei bambini quando dovranno abbandonare la casa bianca. La sofferenza della donna per la perdita del marito è confortata solo da un sacerdote e da un’amica che lavora per la casa bianca. Jackie mentre racconta come sono andati realmente i fatti al giornalista, rivive i momenti felici della sua vita alla casa bianca a fianco di John ma anche il momento traumatico dell’incidente e lascia trasparire la sua fragilità e le sue emozioni che tenta invano di nascondere intimando al giornalista di non pubblicare niente di troppo personale.

Il film di Larrain può risultare a tratti lento ma la sua forza è data dalla particolarità delle inquadrature spesso in primo piano e dai continui salti spazio-temporali che ci fanno entrare direttamente nei ricordi di Jackie: Natalie Portman è bravissima e ce lo conferma la sua meritatissima candidatura all’oscar come miglior attrice. Nel complesso l’intento del regista non sembra quello di coinvolgerci emotivamente ma di farci capire quanto possa essere stato difficile per la first lady superare il lutto e affrontare l’organizzazione del funerale senza nessun aiuto, facendo scelte “controccorente” come quella di camminare dietro alla bara del marito durante il corteo funebre, e soprattutto senza avere il tempo di elaborare l’accaduto ma anche di quanto Jackie tenesse a John e al suo ruolo da first lady nonostante le difficoltà della vita conuigale e presidenziale.

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Land of mine: la guerra dei ragazzi

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Era da parecchio tempo che aspettavo di vedere “Land of mine”, un film passato abbastanza sotto silenzio ma che merita davvero di essere visto. La storia è ambiantata in Danimarca nei mesi successivi alla fine della seconda guerra mondiale e racconta di come molti prigionieri tedeschi, la maggior parte ragazzini inesperti, siano stati arruolati per sminare le spiagge danesi. In particolare i protagonisti sono un gruppo di ragazzi posti sotto il controllo del sergente danese Carl Leopold Rasmussen ; un uomo all’aparenza duro e intransigente che con l’andare del tempo è inevitabilmente costretto a rivedere le sue posizioni.

E’ una storia toccante e commovente tratta da un episodio vero del dopoguerra ma poco conosciuto, i ragazzi del gruppo del sergente Rasmussen sono appena adolescenti con i loro progetti per il futuro e i loro sogni, costretti a svolgere questo compito perchè ingiustamente ritenuti responsabili della guerra in quanto tedeschi; un capro espiatorio assurdo, nei confronti di cui soldati danesi non hanno alcuna pietà. Vengono mandati ogni giorno sulla spiaggia a togliere le mine senza alcuna esperienza in merito, se non per un breve “addestramento” preliminare, e lasciati senza cibo. Il sergente Rasmussen la pensa all’inizio come tutti i suoi colleghi, mostra di non interessarsi alla vita e all’incolumità dei ragazzi ed esegue gli ordini che gli sono stati impartiti dai superiori senza il minimo accenno di resistenza morale; è però quando uno dei ragazzi rimane gravemente ferito che si inizia a vedere in lui un cambiamento, come se all’improvviso si rendesse conto che quelli non sono solo prigionieri tedeschi che devono riparare ai danni che la loro nazione ha provocato, ma semplici ragazzini che chiamano la mamma quando una mina li sfregia.

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Rasmussen inizia quindi a rubare cibo dall’accampamento dei soldati danesi per portarlo ai ragazzi e ad avvicinarsi a loro, in particolare a Sebastian; cerca di fargli sembrare meno pesante la situazione in cui si trovano promettendogli che presto torneranno a casa e prova anche senza successo a far capire ai suoi superiori l’ingiustizia e la crudeltà di quell’ operazione.  Anche i ragazzi si affezzionano sempre di più a lui scorgendo la sua umanità, ma è un rapporto di alti e bassi che giunto al culmine precipita di nuovo.

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“Land of mine” chiama in campo la nostra coscienza e la nostra etica, ci chiede quasi di prendere posizione, mostra fino a che punto la crudeltà umana può arrivare e fino a che punto la voglia di vendetta dopo la guerra abbia spinto i vincitori nella direzione dell’odio generalizzato e senza scrupoli verso il popolo tedesco. Bellissimi i luoghi in cui è stato girato, la fotografia, i colori e  bravissimi gli attori, un film consigliato a chi ama il genere di guerra e non cerca solo violenza ed effetti speciali.

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