Un libro da non lasciarsi scappare: “Il cardellino” di Donna Tartt

9788817072380_0_0_1505_75Lo so, ho da poco scritto una recensione su “Dio di Illusioni” e forse dovrei cambiare autore… peccato che “Il Cardellino” mi abbia fulminata, ottocento pagine che scorrevano fra le mie dita senza che io me ne accorgessi. In una/due settimane l’ho finito, e pensare che l’avevo comprato dicendomi che era un vero e proprio mattone e che sarei riuscita a finirlo nell’anno del duemilamai (dato che io sono un’esperta nel lasciare i libri a metà); invece eccomi qui, a parlarvi di uno dei libri che è entrato di diritto nella lista dei miei libri preferiti.

Il protagonista del Cardellino è Theo Decker, che seguiamo dall’infanzia all’età adulta, Theo non è il solito protagonista dei romanzi di formazione e questo infondo non credo possa essere considerato un vero e proprio romanzo di formazione nonostante sia stato paragonato ai libri di Charles Dickens. Theo è infatti come i protagonisti  di Oliver Twist e di Grandi Speranze, un orfano, prima di tutto orfano di madre a causa di un’evento che sconvolgerà la sua vita e la sua psiche condizionando le sue scelte future: un’esplosione all’interno del Metropolitan Museum di New York , proprio in questa occasione oltre a perdere la madre si ritrova a “rubare” il dipinto “Il Cardellino” di Fabritius che lo accompagnerà per tutto il romanzo.

Non voglio rovinare a nessuno la lettura di questo capolavoro premio Pulitzer 2014, per questo mi limiterò a dirvi perchè secondo me nonostante la mole che potrebbe giustamente spaventare, questo sia un libro imperdibile:

Innanzi tutto Theo non è un orfanello innocente come quelli dickensiani, la tragedia lo ha sconvolto talmente tanto che fin da piccolo cade vittima di alcool, droghe e depressione, d’altronde come può un bambino sopravvivere indenne ad una tragedia di tale portata? Theo è fondamentalmente solo al mondo: con dei nonni a cui non importa niente di lui e un padre alcolista e giocatore d’azzardo che nonostante provi ad occuparsi di lui non riesce a dargli l’affetto e le attenzioni che un figlio meriterebbe. Nella sua solitudine Theo incontra però un altro ragazzino come lui: Boris, solo anche lui con un padre alcolizzato e violento, e che cosa può accadere quando due solitudini si incontrano? non si colmano, ma si stanno vicino a tutti i costi perchè sanno cosa significa perdere qualcuno. Ed è così che nel deserto di Las Vegas tra alcool e droghe nasce la loro amicizia, o meglio, il loro rapporto esclusivo e ambiguo che tornerà a farsi vivo lungo tutto il libro: l’amicizia fra questi due ragazzi soli è secondo me la cosa più bella e dolce della storia. Un’altro rapporto importante per Theo è quello con Hobie, l’unico adulto che lo accoglie con affetto nel momento del bisogno, che lo toglie dalla strada e gli dà un futuro: forse perchè anche in questo caso anche lui si sente solo? un’altro aspetto che mi è piaciuto è che per il protagonista non ci sia redenzione; non sono d’accordo con chi vede nelle ultime pagine del libro un Theo redento e positivo, per lui la vita è ancora un muro contro cui scontrarsi, un universo indecifrabile pieno di dolore e morte che ci costringe nonostante tutto a buttarci a capofitto al suo interno. Un bellissimo libro che contiene qualche pecca a mio avviso: non mi è piaciuto il rapporto che Theo instaura con Pippa e la sua attrazione morbosa per questa ragazza che in fondo, non ha niente di speciale, è sempre descritta come una fatina ferita da quello che le è accaduto (anche lei è stata coinvolta nell’esplosione al museo) ma non c’è per il suo personaggio un vero e proprio sviluppo, una crescita, non riesce a catturare anche il lettore oltre che Theo. Un altro lato negativo sono le tirate filosofiche tipiche della Tartt, bellissimi i concetti, ma espressi in maniera troppo intricata e poco chiara, peccato!

Nonostante ciò “Il cardellino” è una calamita: proprio come il quadro protagonista che attira a sè chi lo ammira, il libro aggancia il lettore e lo trascina nel suo mondo. Alla fine vi sembrerà di aver lasciato degli amici e se le ultime pagine non vi commuoveranno, non so cos’altro potrebbe farlo.

 

 

 

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