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“120 battiti al minuto” di protesta e amore

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“120 battiti al minuto” di Robin Campillo è il film candidato agli Oscar dalla Francia per la categoria miglior film straniero, è ispirato ad una storia vera: quella di un gruppo di attivisti dell’associazione “Act Up – Paris” nata a Parigi negli anni novanta, sulla scia di quella di New York, per combattere la disinformazione sull’Hiv e promuovere la prevenzione e la ricerca. I protagonisti sono giovani omosessuali per la maggior parte sieropositivi e  in particolare seguiamo la storia d’amore di due di loro Nathan e Sean (sieropositivo).

Gli attivisti di Act Up ( non solo ragazzi e ragazze ma anche familiari dei malati) compiono manifestazioni e provocazioni per contrastare l’indifferenza generale e uno stato che si rifiuta di vedere e ammettere che una parte consistente della sua popolazione sta morendo, per una vera e propria epidemia che colpisce più categorie e che uccide soprattutto i giovani. La storia d’amore fra Nathan e Sean si svolge proprio sullo sfondo di queste proteste e di questi dibattiti ma è anche uno sfondo di malattia e morte, di incertezza e paura per un futuro che sembra sempre più irraggiungibile.

Tra funerali di amici, azioni di disturbo e proteste contro le case farmaceutiche Campillo ci racconta anche l’evoluzione della malattia che in poco tempo distrugge le vite e i corpi di giovani che hanno avuto la sola colpa di essersi amati nel pieno della disinformazione. Questo non è un film drammatico, è un film straziante che porta sullo schermo la morte di giovani ragazzi lasciati soli dallo stato a lottare contro un’avversario praticamente imbattibile; ragazzi che lottano e vivono e si amano a dispetto di tutto e di tutti e che hanno contribuito a portare alla luce e mettere davanti agli occhi di tutti il dramma dell’Aids.

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