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Hostiles//Ostili: si può superare l’odio?

Hostiles

Joe Bocker è  l’esempio del soldato che fa il suo dovere, ha guidato numerose spedizioni contro i pellerossa e ha visto morire a causa loro tanti compagni e amici. Si troverà però a dover rivedere tutte le sue convinzioni quando un suo superiore, su ordine del presidente, gli chiederà di riportare il capo Cheyenne Falco Giallo nel Montana per liberare lui e la sua famiglia dopo anni di prigionia e consentirgli di finire i suoi giorni da uomo libero. Lungo il percorso Joe e il suo seguito incontrano Rosalie una donna che ha perso il marito e tre figli uccisi proprio dai pellerossa e decide di portarla con sé e condurla in un posto sicuro.

Il viaggio verso il Montana è pieno di insidie e tra gli attacchi dei pellerossa Comanche e quelli dei cacciatori di pelli Joe dovrà veder morire davanti ai suoi occhi tanti altri compagni, mentre Rosalie cercherà di superare la tragedia di cui è stata vittima. Il contatto con Falco Giallo e la sua famiglia li farà riflettere e soprattutto Joost1-988x600e e i suoi soldati dovranno scontrarsi con il loro passato violento e loro idee razziste e cercare una via per superare l’odio nel nome di ciò che li accumuna con i loro nemici come esseri umani. I paesaggi selvaggi e sconfinati fanno da cornice a questo western drammatico e intensificano la psicologia dei personaggi e i loro drammi: acquazzoni e nebbia, foresta claustrofobica e canyon a strapiombo rispecchiano la natura selvaggia insita anche nell’uomo e i demoni con cui deve lottare per sopravvivere e non impazzire di dolore.

Christian Bale è in stato di grazia, semplicemente meraviglioso, e Rosamunde Pike non è da meno ma anche gli attori secondari sono perfetti nei loro ruoli. Hostiles è una storia di odio e riconciliazione, di vendetta e di perdono; queste parole che solo a pronunciarle insieme sembrano escludersi a vicenda nel film si combinano alla perfezione e portano infine, alla redenzione.

TheNewWesterns

 

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Alta fedeltà di Nick Hornby: amore, musica e vita

Nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare

Rob ha trentacinque anni, un negozio di dischi, pochi amici e una vita come tante: le cose cambiano quando la sua ragazza Laura lo lascia senza una spiegazione soddisfacente e inizia una storia con il loro vicino di casa Ian. Dopo la rottura con Laura Rob mette in discussione la sua intera vita e ripercorre tutti gli amori finiti male; uno dei quali è stata la causa per cui ha lasciato l’università ed ha finito per aprire il suo negozio che non va certo a gonfie vele. Ma il suo rimettere in discussione tutta la sua vita va aldilà del solo ripensare alle storie d’amore passate tra cui quella con Laura della cui fine non sa darsi una spiegazione soddisfacente: tra una crisi d’identità in cui molti trentenni (o semplicemente esseri umani) possono riconoscersi e domande esistenziali sulla vita, sull’amore e perfino sulla morte “Alta fedeltà” scorre via sulle note di una colonna musicale dettagliata grazie alle numerose citazioni di brani e cantanti che Rob e i suoi amici e colleghi Barry e Dick classificano come in un gioco per bambini quasi per mettere almeno qualche punto fermo nella loro esistenza incasinata.

Cos’è venuto prima? La musica o la sofferenza? ascoltavo musica perché soffrivo? o soffrivo perché ascoltavo musica? sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?

La musica diventa in questo libro compagna di vita “nella salute e nella malattia” quasi come una sposa e Rob le attribuisce gioie e dolori, colpe e meriti, è una presenza costante e determinante: la musica ti fa innamorare, ti fa conquistare la ragazza dei tuoi sogni e ti fa disperare per poi consolarti. La musica è l’unica cosa che sembra importare nella vita di Rob ed è l’unica che al contrario delle sue fidanzate non lo lascia mai, ma di musica si può vivere? Se la tua passione è l’unica cosa che non ti ha mai tradito e l’unico modo per attraversare la vita; come puoi confrontarti con chi fa l’avvocato, il medico, l’architetto e sembra essersi realizzato davvero mentre tu cerchi di districarti in un mondo che sembra ripeterti in continuazione che devi crescere perché la musica non è un lavoro vero? Rob per riuscire a diventare davvero adulto dovrà mettere in discussione se stesso e le sue convinzioni e nel farlo saranno di fondamentale aiuto i suoi amici ma soprattutto Laura. Perché anche chi passa per breve tempo nella nostra vita ci lascia un segno con cui volenti o nolenti dobbiamo imparare a convivere sia esso positivo o negativo e ci fa capire un po’ di più di noi stessi. La vera domanda è riuscirà Rob a trovare la serenità? a non sentirsi più un fallito insoddisfatto della sua vita? a non sentirsi più completamente perso? e a che prezzo?

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Tre documentari biografici da guardare assolutamente

I documentari non sono il mio forte, nemmeno Netflix è riuscito a farmi cambiare idea, non so quanti ne ho iniziati senza poi finirli. Ce ne sono stati tre però che mi hanno emozionata e mi sono rimasti nel cuore e ho notato che sono tutti legati da una cosa: parlano di persone reali, dei loro sogni, della loro vita e dei loro drammi.

 

Man on wire

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Ho visto questo documentario premio Oscar quando andavo alle superiori grazie alla mia insegnante di inglese, Man on wire è la storia di un sogno e di una vita spesa per rincorrerlo: il sogno si chiama Torri Gemelle e la vita è quella del funambolo Philippe Petit. Fin da ragazzo infatti Philippe sognava di tirare il suo filo fra quei due altissimi grattaceli dopo che lo aveva già fatto su Notre Dame a Parigi e sull’Harbour Bridge di Sidney. E’ solo nel 1974 che il sogno diventa realtà: il mattino del 6 agosto i newyorkesi e i turisti che hanno la fortuna di passare di lì e alzare gli occhi al cielo possono vedere un puntino sospeso su un filo a 400 metri d’altezza, quel puntino è Philippe.

 

I am Heath Ledger

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Una delle scomparse che ha turbato più profondamente il mondo del cinema è quella dell’attore Heath Ledger morto a soli 28 anni per un mix di farmaci. Ma chi era Heath nella vita privata e sul set? un ragazzo innamorato della vita e del mondo, con alcuni demoni come tutti noi e un talento unico per l’arte e la recitazione. La forza di questo documentario sono le tantissime scene di vita privata che Heath ha girato con la sua videocamera personale e il racconto che di lui fanno i suoi amici e la sua famiglia: due ore per non dimenticarsi di quel bellissimo ed enorme sorriso e rimpiangere la scomparsa di un grande talento.

 

Dancer

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Sergei Polunin aveva solo diciannove anni quando nel 2010 è diventato il primo ballerino del Royal Ballet di Londra, è stato il più giovane nella storia. Un talento unico, una stella poco più che adolescente già all’apice della sua carriera, ma come Icaro quando si va troppo vicino al sole ci si brucia ed è così che nel 2012 Polunin rassegna le dimissioni dal Royal e minaccia di lasciare per sempre la danza. Dancer racconta la sua storia dalla nascita ad oggi, la sua infanzia negata dalla danza e la sua adolescenza problematica lontano da casa, i sacrifici suoi e della sua famiglia e i suoi demoni tra cui la depressione e la droga. La danza è per Polunin amore e odio, non può farne a meno anche se a volte vorrebbe, ma il vero quesito è: cosa fai a vent’anni quando hai già raggiunto il massimo?

 

 

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