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Tre documentari biografici da guardare assolutamente

I documentari non sono il mio forte, nemmeno Netflix è riuscito a farmi cambiare idea, non so quanti ne ho iniziati senza poi finirli. Ce ne sono stati tre però che mi hanno emozionata e mi sono rimasti nel cuore e ho notato che sono tutti legati da una cosa: parlano di persone reali, dei loro sogni, della loro vita e dei loro drammi.

 

Man on wire

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Ho visto questo documentario premio Oscar quando andavo alle superiori grazie alla mia insegnante di inglese, Man on wire è la storia di un sogno e di una vita spesa per rincorrerlo: il sogno si chiama Torri Gemelle e la vita è quella del funambolo Philippe Petit. Fin da ragazzo infatti Philippe sognava di tirare il suo filo fra quei due altissimi grattaceli dopo che lo aveva già fatto su Notre Dame a Parigi e sull’Harbour Bridge di Sidney. E’ solo nel 1974 che il sogno diventa realtà: il mattino del 6 agosto i newyorkesi e i turisti che hanno la fortuna di passare di lì e alzare gli occhi al cielo possono vedere un puntino sospeso su un filo a 400 metri d’altezza, quel puntino è Philippe.

 

I am Heath Ledger

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Una delle scomparse che ha turbato più profondamente il mondo del cinema è quella dell’attore Heath Ledger morto a soli 28 anni per un mix di farmaci. Ma chi era Heath nella vita privata e sul set? un ragazzo innamorato della vita e del mondo, con alcuni demoni come tutti noi e un talento unico per l’arte e la recitazione. La forza di questo documentario sono le tantissime scene di vita privata che Heath ha girato con la sua videocamera personale e il racconto che di lui fanno i suoi amici e la sua famiglia: due ore per non dimenticarsi di quel bellissimo ed enorme sorriso e rimpiangere la scomparsa di un grande talento.

 

Dancer

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Sergei Polunin aveva solo diciannove anni quando nel 2010 è diventato il primo ballerino del Royal Ballet di Londra, è stato il più giovane nella storia. Un talento unico, una stella poco più che adolescente già all’apice della sua carriera, ma come Icaro quando si va troppo vicino al sole ci si brucia ed è così che nel 2012 Polunin rassegna le dimissioni dal Royal e minaccia di lasciare per sempre la danza. Dancer racconta la sua storia dalla nascita ad oggi, la sua infanzia negata dalla danza e la sua adolescenza problematica lontano da casa, i sacrifici suoi e della sua famiglia e i suoi demoni tra cui la depressione e la droga. La danza è per Polunin amore e odio, non può farne a meno anche se a volte vorrebbe, ma il vero quesito è: cosa fai a vent’anni quando hai già raggiunto il massimo?

 

 

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