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Skam Italia e perché ne avrei avuto bisogno a sedici anni.

Skam Italia è la versione italiana, diretta da Ludovico Bessegato, di un “format” di successo nato in Norvegia: le serie di Skam di qualunque nazionalità si propongono di ritrarre il mondo degli adolescenti dei giorni nostri senza filtri. Possiamo dire che ancora non esisteva una serie italiana che parlasse di giovani ai giovani, ricordo che quando avevo sedici anni l’unico riferimento in fatto di serie tv “teen drama” era Skins, che diciamocela tutta, non era né un bell’esempio né del tutto realistica e soprattutto non parlava del nostro paese. È proprio questa la forza di Skam italia: parlare ai giovani di quello che realmente è il mondo dei giovani, ma soprattutto, proporre modelli positivi e ritrarre senza idealizzarla ma anche senza condannarla, una generazione che troppo spesso viene vista male dal mondo degli adulti: i millenials.

La stagione che ha fatto più successo è sicuramente la seconda, l’ultima uscita, con protagonista Martino un ragazzo come tanti altri che si confronta con una madre depressa, con un padre scappato di casa con un’altra donna e soprattutto, con il suo orientamento sessuale che lo porterà a conoscere Niccolò: il suo primo amore.

Non aspettatevi drammi e rifiuti, il bello della storia è proprio questo: l’accettazione senza se e senza ma dell’altro e di se stessi, proprio come dovrebbe essere e come, per fortuna, spesso è nelle nuove generazioni anche se non ce ne accorgiamo. Una storia d’amore e adolescenza che parla anche di salute mentale e problemi etici senza mai scadere nel drammatico a tutti i costi: Skam Italia è una serie che avrei voluto esistesse quando camminavo per i corridoi delle superiori per ridere, commuovermi, avere dei modelli di comportamento sani e rivedere me stessa e i miei coetanei finalmente ritratti in modo neutrale.

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“Van Gogh at eternity’s gate”: oltre al folle c’è di più

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Vincent Van Gogh è sicuramente uno degli artisti a cui sono stati dedicati più documentari e docu-film, quasi tutti purtroppo lo ritraggono come un genio pazzo in preda a deliri di ogni tipo. E’ proprio per questo che “Van Gogh – alle soglie dell’eternità” di Julian Schnabel merita di essere visto, la storia di questo artista è ormai nota a tutti basterà quindi dire che il film in questione si concentra sugli ultimi anni di vita di Vincet spesi fra la casa gialla di Arles e quella di Auvers sur oise: Anni difficili che portano il pittore anche dentro all’ospedale psichiatrico di Saint Remy. In questa pellicola però Van Gogh non è ritratto semplicemente come un folle ma come un uomo profondamente solo, mentalmente debole, alla costante ricerca di un senso da dare alle cose che siano esse la natura, la vita o l’eternità. Un uomo solo, ma non del tutto, immancabile è infatti il rapporto con l’amatissimo fratello Theo che lo sprona a continuare a dipingere e fondamentalmente lo mantiene, il film indaga anche questo aspetto della vita del pittore e regala scene di pura tenerezza fraterna fra due uomini che faticavano a vivere separati.

Vediamo anche l’amicizia con Gauguien, caldamente auspicata da Theo e le loro liti burrascose in fatto di pittura e ispirazione che portano alla decisione di Gauguin di andarsene da Arles e Vincent a tagliarsi l’orecchio, ma questi rapporti non bastano a tenere in vita un animo fragile come quello di Van Gogh che come dice la sua voce fuori campo all’inizio del film, vorrebbe solo essere “uno di loro” vorrebbe solo non essere osteggiato dai compaesani ma amato o almeno benvoluto. Altro punto di forza è la scelta di trattare la ricerca dell’ispirazione e del contatto con la natura fondamentale per l’artista, le scene di Vincent fra i campi di grano sono pura magia così come i tramonti che si infrangono sulle rughe del suo viso.tumblr_pjsre6y1aj1w7xzz5_500

Willem Defoe regala un’interpretazione magistrale, nonostante egli sia decisamente più anziano di Van Gogh, meritatissima Coppa Volpi al Festival di Venezia. Unica pecca della pellicola sono alcune scelte registiche, fatte probabilmente per rendere il film più marcatamente autoriale, come dei bruschi movimenti di camera o un effetto sfumato decisamente superfluo in alcune scene, nonostante ciò con l’uscita in sala di questo film possiamo dire che il 2019 inizia decisamente bene.

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