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“Van Gogh at eternity’s gate”: oltre al folle c’è di più

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Vincent Van Gogh è sicuramente uno degli artisti a cui sono stati dedicati più documentari e docu-film, quasi tutti purtroppo lo ritraggono come un genio pazzo in preda a deliri di ogni tipo. E’ proprio per questo che “Van Gogh – alle soglie dell’eternità” di Julian Schnabel merita di essere visto, la storia di questo artista è ormai nota a tutti basterà quindi dire che il film in questione si concentra sugli ultimi anni di vita di Vincet spesi fra la casa gialla di Arles e quella di Auvers sur oise: Anni difficili che portano il pittore anche dentro all’ospedale psichiatrico di Saint Remy. In questa pellicola però Van Gogh non è ritratto semplicemente come un folle ma come un uomo profondamente solo, mentalmente debole, alla costante ricerca di un senso da dare alle cose che siano esse la natura, la vita o l’eternità. Un uomo solo, ma non del tutto, immancabile è infatti il rapporto con l’amatissimo fratello Theo che lo sprona a continuare a dipingere e fondamentalmente lo mantiene, il film indaga anche questo aspetto della vita del pittore e regala scene di pura tenerezza fraterna fra due uomini che faticavano a vivere separati.

Vediamo anche l’amicizia con Gauguien, caldamente auspicata da Theo e le loro liti burrascose in fatto di pittura e ispirazione che portano alla decisione di Gauguin di andarsene da Arles e Vincent a tagliarsi l’orecchio, ma questi rapporti non bastano a tenere in vita un animo fragile come quello di Van Gogh che come dice la sua voce fuori campo all’inizio del film, vorrebbe solo essere “uno di loro” vorrebbe solo non essere osteggiato dai compaesani ma amato o almeno benvoluto. Altro punto di forza è la scelta di trattare la ricerca dell’ispirazione e del contatto con la natura fondamentale per l’artista, le scene di Vincent fra i campi di grano sono pura magia così come i tramonti che si infrangono sulle rughe del suo viso.tumblr_pjsre6y1aj1w7xzz5_500

Willem Defoe regala un’interpretazione magistrale, nonostante egli sia decisamente più anziano di Van Gogh, meritatissima Coppa Volpi al Festival di Venezia. Unica pecca della pellicola sono alcune scelte registiche, fatte probabilmente per rendere il film più marcatamente autoriale, come dei bruschi movimenti di camera o un effetto sfumato decisamente superfluo in alcune scene, nonostante ciò con l’uscita in sala di questo film possiamo dire che il 2019 inizia decisamente bene.

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3 risposte a "“Van Gogh at eternity’s gate”: oltre al folle c’è di più"

  1. kaidoc ha detto:

    Concordo su tutto. La regia volutamente sopra le righe con la camera in movimento tipo Cloverfield la eliminerei. Dafoe superlativo a me il suo Van Gogh in certi momenti ha spezzato il cuore.

    Mi piace

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