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Skam Italia e perché ne avrei avuto bisogno a sedici anni.

Skam Italia è la versione italiana, diretta da Ludovico Bessegato, di un “format” di successo nato in Norvegia: le serie di Skam di qualunque nazionalità si propongono di ritrarre il mondo degli adolescenti dei giorni nostri senza filtri. Possiamo dire che ancora non esisteva una serie italiana che parlasse di giovani ai giovani, ricordo che quando avevo sedici anni l’unico riferimento in fatto di serie tv “teen drama” era Skins, che diciamocela tutta, non era né un bell’esempio né del tutto realistica e soprattutto non parlava del nostro paese. È proprio questa la forza di Skam italia: parlare ai giovani di quello che realmente è il mondo dei giovani, ma soprattutto, proporre modelli positivi e ritrarre senza idealizzarla ma anche senza condannarla, una generazione che troppo spesso viene vista male dal mondo degli adulti: i millenials.

La stagione che ha fatto più successo è sicuramente la seconda, l’ultima uscita, con protagonista Martino un ragazzo come tanti altri che si confronta con una madre depressa, con un padre scappato di casa con un’altra donna e soprattutto, con il suo orientamento sessuale che lo porterà a conoscere Niccolò: il suo primo amore.

Non aspettatevi drammi e rifiuti, il bello della storia è proprio questo: l’accettazione senza se e senza ma dell’altro e di se stessi, proprio come dovrebbe essere e come, per fortuna, spesso è nelle nuove generazioni anche se non ce ne accorgiamo. Una storia d’amore e adolescenza che parla anche di salute mentale e problemi etici senza mai scadere nel drammatico a tutti i costi: Skam Italia è una serie che avrei voluto esistesse quando camminavo per i corridoi delle superiori per ridere, commuovermi, avere dei modelli di comportamento sani e rivedere me stessa e i miei coetanei finalmente ritratti in modo neutrale.

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4 risposte a "Skam Italia e perché ne avrei avuto bisogno a sedici anni."

  1. mterrina ha detto:

    Bellissimo come viene descritto il rapporto d’amicizia tra i ragazzi, il comingout con il migliore amico mentre giocano alla play, ma allo stesso tempo una cosa che ho molto apprezzato della serie é la figura degli adulti. Non sono del tutto assenti come avviene in alcune serie americane, ci sono, sono presenti (ognuno a modo loro, vedi la madre di Martino) ma sopratutto sono figure a cui, seppur malvolentieri, i ragazzi fanno affidamento (es. la dottoressa del consultorio nella Stagione1, lo psicologo della scuola nella Stagione2).

    Piace a 1 persona

    • Concordo! Anche a me è piaciuto questo aspetto, Soprattutto quando martino va dallo psicologo nonostante la sua riluttanza mi sono sentita sollevata perchè troppo spesso chi va da un professionista di questo tipo viene visto come “matto”, infatti ho apprezzato tantissimo come è stato affrontato il tema della malattia mentale. Beh, il comingout per me è stata una delle cose più dolci della stagione, sia quello con Giovanni che con gli altri ragazzi, nella speranza che sia o possa diventare davvero una cosa così semplice 🙂

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