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Green Book: negli anni sessanta l’amicizia e il razzismo viaggiano in Cadillac.

Se non fosse per la scritta che all’inizio del film recita “ispirato a una storia vera” faticheremmo a credere che non si tratta di una favola: è il caso di Green Book, la storia di un viaggio on the road e della nascita di un’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano. Il viaggio inizia quando Tony Vallelonga (Viggo Mortensen) accetta di lavorare per il Don Shirley (Mahershala Ali) ,un famoso pianista, per accompagnarlo nel suo tour nel profondo sud degli Stati Uniti per otto settimane: niente di strano, se non fosse per la cultura profondamente razzista di quella parte di America dove vigono ancora regole come la separazione dei bagni e dove i “coloured” per viaggiare devono utilizzare il cosiddetto “Green Book” un libro in cui vengono elencati gli hotel nei quali hanno il permesso di alloggiare.

Il primo ostacolo da superare è la convivenza forzata dei due uomini durante le lunghe ore di viaggio in auto, le loro personalità non potrebbero infatti essere più diverse: Tony è lo stereotipo perfetto dell’italoamericano di origini siciliane con una famiglia numerosa, un’appetito insaziabile e modi tutt’altro che da gentleman, Shirley è invece un uomo pacato ed elegante, fin troppo composto e serio. Nonostante le differenze o forse proprio grazie ad esse, tra i due nasce piano piano un’amicizia mai veramente “formalizzata” ma sempre sottesa nei gesti e nelle parole che cambierà profondamente i due uomini: Tony che da autista diventa sempre più colui che deve risolvere situazioni difficili causate dai comportamenti razzisti delle persone nei confronti di Shirley che invece si assume il compito di insegnargli le buone maniere e il linguaggio corretto. Il loro rapporto non si esaurisce però così perché se Tony durante il percorso inizia a rendersi conto dell’assurdità della separazione razziale, Shirley inizia quando è con lui ad abbassare le difese e a sciogliersi rendendosi conto del muro che si è costruito intorno per non lasciarsi ferire dalle persone.

Non è facile raccontare l’amicizia fra due uomini senza ambiguità e non è nemmeno facile parlare del razzismo americano in modo originale, innumerevoli film hanno infatti tentato di farlo ma Greenbook lo fa in un modo nuovo: riesce a far ridere e a commuovere nel giro di pochi minuti e fa desiderare allo spettatore di potersi sedere anche solo per pochi chilometri in quella bellissima Cadillac insieme ai protagonisti per mangiare pollo fritto con Tony (rigorosamente con le mani) e farsi dettare una lettera d’amore da Shirley. Il film è candidato a cinque premi Oscar tra cui quelli per miglior film, miglior attore protagonista con Viggo Mortessen che è effettivamente in stato di grazia in questa pellicola e miglior attore non protagonista per Mahershala Ali che dopo il Golden Globe sembra avere già in tasca anche la meritatissima statuetta dorata.

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