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Quando un film viene ingiustamente stroncato dalla critica.

“La mia vita con John F. Donovan” è uno degli ultimi film di Xavier Dolan ed è il suo primo film in lingua inglese, ha esordito al Toronto Film Festival ricevendo una pioggia di critiche che ne hanno anche ritardato l’uscita. Il problema è che in realtà è un bel film: non il migliore di Dolan questo è ovvio, ma ha i suoi punti di forza come di debolezza ed è caratterizzato dallo stile inconfondibile di Xavier che chi ha visto qualche suo film non faticherà a riconoscere. Si vede che è un film in cui Dolan ha messo tutto sé stesso: il suo rapporto difficile con la madre, la sua omosessualità e addirittura la sua passione per Harry Potter. la storia è ispirata ad una lettera che il regista mandò al suo idolo Leonardo Di Caprio all’età di otto anni, lettera senza risposta al contrario di quelle che i protagonisti di questo film, un attore trentenne e un ragazzino undicenne, si mandano per anni: una corrispondenza intima e profonda che li aiuta entrambi a superare momenti difficili e ad avere sempre un punto fermo per restare aggrappati ai propri sogni nonostante una realtà di cui non riescono a sentirsi parte integrante.

E’ obiettivamente difficile trovare registi che danno così tanto di sé stessi nelle loro storie e forse le critiche sono il prezzo da pagare per essersi messi a nudo, sarebbe sicuramente più facile mentire proprio come fa il protagonista di questa pellicola ma Dolan non mente anche costo di sbagliare ed essere criticato aspramente come è successo. critiche che di riflesso sono ricadute anche sugli attori che, nonostante alcuni non siano nelle loro performance migliori (vedi Natalie Portman), riescono a reggere bene i loro personaggi come fa Kit Haringhton nei panni proprio di un giovane attore.

Probabilmente i critici si aspettavano un film più raffinato, un film “da Cannes” come Mommy o È solo la fine del mondo e questa volta si sono dovuti accontentare di una pellicola meno da festival e più da grande pubblico: un film sicuramente imperfetto, ma d’altronde cosa possiamo dire ad un regista che a trent’anni ha già girato otto film imponendosi anche nei festival più importanti? Dolan con questo suo lavoro sembra dire “ricordiamoci sempre che dietro alle star ci sono delle persone vere che vivono e soffrono come noi” e forse bisognerebbe ricordarselo davvero davanti ad un film come questo per guardarlo senza pregiudizi o grandi aspettative dandogli la possibilità di stupirci e lasciarci un messaggio: per uscire dalla sala con la rinnovata convinzione che nonostante qualche umana debolezza Xavier Dolan è davvero un enfant prodige del cinema.

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