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Rocketman: un’overdose di musica e colori

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Non è facile fare i conti con il passato ma evidentemente Elton John ci è riuscito: a fare i conti con un passato di successo diviso fra alcool, droghe e sesso e un’ infanzia difficile con genitori incapaci di amare e lasciarsi amare. “Rocketman” è la sua storia ma non è una storia facile, anzi, è una storia di perdizione e redenzione, che mostra quanto sia bello ma anche difficile diventare star mondiali a ventitrè anni e credere in se stessi quando chi ti circonda non ti ama. Ci siamo già passati l’anno scorso con “Bohemian Rapsody” che ripercorreva un pezzo di storia dei Queen focalizzandosi su Freddie Mercury e ci ripassiamo quest’anno con “Rocketman” film su un pezzo di storia di Elton John, con una sola differenza: Elton John è vivo e vegeto e ha supervisionato alla realizzazione del film.

Se il film sui Queen era un semplice biopic con un grande protagonista ma senza niente di speciale, “Rocketman” è un grande musical cinematografico del livello di “La la land” e “The Greatest Showman” con un incredibile Taron Egerton che recita, canta e balla, per non parlTaron-Egerton-as-Elton-John-in-Rocketmanare della bravura dei “piccoli Elton” che interpretano la star durante la sua infanzia. Di canzone in canzone la storia scorre davanti ai nostri occhi incantati ed estasiati: dalle risate alla commozione il passo è breve ed è fatto di pura magia grazie ad una fotografia che ci fa passare dai neon di un Luna Park, alle profondità sommerse di una piscina, ai grandi palchi sui cui ciò che conta è apparire il più stravaganti possibile e poco importa se dentro stai morendo.

In questo momento sto scrivendo mentre ascolto su Spotify il cd della colonna sonora con le canzoni di Elton cantate da Taron Egerton e penso a quanto sia bello quando il cinema riesce a creare una tale magia da farti desiderare di vedere e rivedere un film per assaporarlo ogni volta in un modo diverso. Se Rami Malek ha vinto un’oscar a Egerton ne andrebbero almeno mille e lo stesso vale per questa pellicola che ha insegnato a tutti come si fa un film biografico su una star mondiale della musica.

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Avengers Infinity War vi stupirà

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Non è facile sorprendere lo spettatore se ti chiami Marvel e di cinecomics ne hai sfornati a decine, non è nemmeno facile creare e portare sullo schermo l’ennesimo super cattivo da combattere, senza ricadere nel già visto e negli stereotipi. Avengers Infinity War riesce a fare tutto questo: questa volta l’universo rischia di essere decimato da Thanos un cattivo ben lontano dai cattivi tipo senza sentimenti se non rabbia e crudeltà, è un tiranno triste e malinconico che agisce in nome di quella che lui chiama pietà ed è capace soprendentemente di provare anche sentimenti positivi, a combatterlo ovviamente ci sono gli Avengers tra cui figurano sia i personaggi più classici e visti come Iron Man e Captain America, che i più recenti come Doctor Strange e Black Panther. Mai come questa volta “l’unione fa la forza” sia tra i protagonisti del film che nel mondo della Marvel che è riuscita a incanalare, non prima di averlo rigenerato e reso più potente,  tutto quello che c’era di ben riuscito nei suoi film precedenti in un’ unica pellicola capace di tenere incollati allo schermo per due ore e mezza e lasciare gli spettatori a bocca aperta con uno dei finali più belli di questo genere. Il meglio dei film precedenti,  il meglio dei personaggi,  il meglio degli effetti speciali e delle story-line; è questo che Infinity war è riuscito a fare, è stato capace di mischiare in un grande calderone il meglio di tutto quello che questo mondo poteva offrire e migliorarlo.

Dopo questo film a mio parere riuscitissimo, non so cosa dovremmo aspettarci dai prossimi e mi rendo conto che sia per la Marvel che per la DC sarà un impresa superare una qualità di questo livello: quanto ancora sarà capace di stupirci e farci sognare questo genere? perchè è inutile negarlo, il mondo dei super eroi piace alla maggior parte delle persone e chi se ne allontana spesso è solo spinto dall’idea che il buon cinema sia un’altro. Sorpresa, il buon cinema è anche questo che piaccia o no, è quello capace di portare decine e decine di persone a riempire due sale a mezzanotte per vedere l’anteprima, quello capace di reggere dopo anni di alti e bassi, di successi ma anche di cadute rovinose e riprendersi in modo così grandioso. Avengers Infinity War è sorprendente, che voi siate nerd o semplicemente amanti del genere non potrete non divertirvi su questa magica montagna russa capace di alternare battaglie, momenti sentimentali e gag comiche come mai prima d’ora. Se voleve ridere, caricarvi e perchè no, emozionarvi ma soprattutto se siete fra quelli che senza pregiudizi si rendono conto che il cinema non è fatto solo per trasmettere messaggi importanti con film d’autore ma è prima di tutto una grande forma di intrattenimento, questo film vi stupirà.

 

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I segreti di Wind River: essere forti è l’unica possibilità per sopravvivere

I lupi non uccidono i cervi sfortunati, uccidono quelli deboli

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La riserva indiana del Wyoming è un posto sperduto, freddo, silenzioso e perennemente innevato, l’unico modo per sopravvivere in un luogo così desolato e aspro è essere forti: essere dei guerrieri spinti dallo spirito di sopravvivenza. A volte però questo spirito non basta, se ne accorge Cory Lambert, agente federale per il controllo della fauna selvatica, quando trova nella neve il corpo di Natalie, una ragazza di diciotto anni violentata e poi uccisa.

L’FBI manda ad indagare sul caso una giovane agente: Jane, impreparata ad affrontare il clima gelido di quel posto dimenticato da Dio in cui i ragazzi spesso si perdono nella tossicodipendenza e nell’alcool e le ragazze scompaiono e vengono ritrovate morte misteriosamente. Jane si rende subito conto che non ce la può fare  a risolvere il caso senza l’aiuto di qualcuno esperto di quei luoghi e decide così di chiedere aiuto a Cory, che di lavoro caccia predatori come lupi e puma, per trovare un predatore ben più terribile: l’assassino di Natalie. Jane scoprirà solo in seguito che Cory nasconde un dolore straziante che lo spinge ad aiutarla a trovare il colpevole: è così  che i due iniziano la loro “caccia all’uomo” fra distese di neve, foreste e misteri sempre più fitti. Il candore della neve non può nulla contro la violenza rossa come il sangue versato, con cui i due protagonisti dovranno confrontarsi.

le distese silenziose in cui o si è predatori o vittime, le tormente di neve e il freddo perenne, rispecchiano in questo film il dolore dell’animo contro cui padri che hanno perso le proprie figlie devono lottare: un dolore che rischia di annientarti proprio come queste terre selvagge in cui la legge sembra essere diversa da quella del resto dell’America. Premiato al Festival di Cannes nella categoria “miglior regia”, Wind River di Taylor Sheridan indaga la violenza insita nell’essere umano messa alla prova da un ambiente ostile, il tema delle “frontiere” di quelle  terre di passaggio dove a dominare è alla legge del più forte e il tema del dolore che se non accettato e assimilato può arrivare a distruggerti.  Come i cervi con i lupi, solo i più forti sopravvivono: perché quando si è soli e il mondo intorno è ostile, bisogna aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti.

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Hostiles//Ostili: si può superare l’odio?

Hostiles

Joe Bocker è  l’esempio del soldato che fa il suo dovere, ha guidato numerose spedizioni contro i pellerossa e ha visto morire a causa loro tanti compagni e amici. Si troverà però a dover rivedere tutte le sue convinzioni quando un suo superiore, su ordine del presidente, gli chiederà di riportare il capo Cheyenne Falco Giallo nel Montana per liberare lui e la sua famiglia dopo anni di prigionia e consentirgli di finire i suoi giorni da uomo libero. Lungo il percorso Joe e il suo seguito incontrano Rosalie una donna che ha perso il marito e tre figli uccisi proprio dai pellerossa e decide di portarla con sé e condurla in un posto sicuro.

Il viaggio verso il Montana è pieno di insidie e tra gli attacchi dei pellerossa Comanche e quelli dei cacciatori di pelli Joe dovrà veder morire davanti ai suoi occhi tanti altri compagni, mentre Rosalie cercherà di superare la tragedia di cui è stata vittima. Il contatto con Falco Giallo e la sua famiglia li farà riflettere e soprattutto Joost1-988x600e e i suoi soldati dovranno scontrarsi con il loro passato violento e loro idee razziste e cercare una via per superare l’odio nel nome di ciò che li accumuna con i loro nemici come esseri umani. I paesaggi selvaggi e sconfinati fanno da cornice a questo western drammatico e intensificano la psicologia dei personaggi e i loro drammi: acquazzoni e nebbia, foresta claustrofobica e canyon a strapiombo rispecchiano la natura selvaggia insita anche nell’uomo e i demoni con cui deve lottare per sopravvivere e non impazzire di dolore.

Christian Bale è in stato di grazia, semplicemente meraviglioso, e Rosamunde Pike non è da meno ma anche gli attori secondari sono perfetti nei loro ruoli. Hostiles è una storia di odio e riconciliazione, di vendetta e di perdono; queste parole che solo a pronunciarle insieme sembrano escludersi a vicenda nel film si combinano alla perfezione e portano infine, alla redenzione.

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Dunkirk: non il solito film di guerra

 

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Quattrocentomila, è questo il numero di soldati inglesi e francesi ma prima di tutto di uomini, che nella primavera del 1940 si sono riversati sulla spiaggia di Dunkerque(Dunkirk in inglese) per sfuggire all’esercito tedesco, nell’attesa che la marina britannica li prelevasse per trasportarli finalmente a casa oltre il canale della manica secondo quanto stabilito dall’operazione “Dynamo”.

A quanto pare erano anni che Cristopher Nolan progettava di girare un film su Dunkirk, e quando finalmente si è deciso a farlo non ha voluto dirigere un film di guerra convenzionale: Dunkirk è stato girato alternando Imax e 65mm (pellicola) per coinvolgere al massimo lo spettatore e il coinvolgimento è garantito anche dalle musiche di Hans Zimmer: compositore fedele di Nolan che per lui aveva già curato la colonna sonora di alcuni suoi film come Inception e Interstellar.

Il film è ambientato in tre tempi differenti e in tre situazioni differenti: il molo (una settimana prima dell’evacuazione), il mare (un giorno prima) e il cielo (un’ora prima). Nella prima parte a terra il nemico è ovunque ed è praticamente invisibile: arriva a sorpresa dal cielo preceduto solo da un sibilo e bombarda la spiaggia piena di uomini o silura in mare le navi che partono e la lotta per la sopravvivenza fra i soldati che devono imbarcarsi si fa disperata. In acqua le navi civili, tra cui una in particolare con i suoi proprietari fa da protagonJack Lowden Collins Tom Hardy Farrier Dunkirkista, vengono mobilitate nel disperato tentativo di riuscire a portare via gli uomini da quella maledetta spiaggia con qualsiasi mezzo possibile. In cielo invece si combatte un’altra lotta: quella tra gli aerei britannici e quelli tedeschi, questa è sicuramente la parte migliore: i combattiemnti aerei sono infatti incredibilmente realistici grazie alla tecnologia Imax con cui il regista ci porta davvero in aria e in cabina con i piloti.

Dunkirk non è come gli altri film di guerra soprattutto perchè non punta a commuovere con storie strappalacrime, la storia personale dei soldati infatti non ci viene raccontata e si fa quasi fatica a ricordare i loro nomi. Dunkirk commuove si, ma lo fa maxresdefaultin un modo diverso e quasi subdolo, la tragedia si compie davanti nostri occhi impotenti, Nolan ci rende partecipi della lotta per la sopravvivenza di quelli che potrebbero essere i nostri fratelli o i  nostri figli: per la maggior parte ragazzi spaventati che vogliono solo tornare a casa vivi.

 

Vi ritroverete sulla spiaggia con la paura che arrivi un aereo a bombardarvi, vi ritroverete in mare tra i superstiti che fuggono dalle navi silurate che colano a picco e con le imbarcazioni civili che tentano in tutti i modi di salvarli, vi ritroverete infine in cielo con i gli eroici piloti dell’aereonautica che mentre abbattono gli aeri nemici assistono dall’alto alla tragedia. Non vedrete l’ora di tornare a casa, non vorrete più ritornare neanche con il pensiero su quella spiaggia devastata in quell’atmosfera grigia piena di morte e disperazione ma, alla fine, anche di speranza.

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“Snowden”: il nuovo film di Oliver Stone su uno dei personaggi più discussi e controversi

Gia dal titolo il film “Snowden” (diretto da Oliver Stone) si identifica come la biografia di Edward Joseph Snowden; l’ex militare e impiegato della CIA che nel 2013 ha reso pubblici numerosi file che provano il controllo da parte della CIA delle telefonate, delle e-mail e di vari aspetti della vita privata dei comuni cittadini con la scusa della lotta al terrorismo. Tante cose si sono dette su questo personaggio ora residente in Russia, c’è chi l’ha dipinto come un eroe moderno che ha smascherato un sistema corrotto e senza scrupoli e chi pensa sia solo un uomo in cerca di notorietà, questo film sta decisamente nella prima categoria di pensiero.

Edward Snowden ci viene mostrato fin da giovane come un aspirante soldato pieno di ideali patriottici che a causa di un infortunio è costretto ad abbandonare la carriera militare; decide quindi di fare domanda alla CIA come tecnico informatico convinto di potersi riscattare aiutando il paese. Edward viene assunto ma si accorge ben presto, entrando in contatto con documenti riservati, che le indagini della CIA non sono completamente pulite e che l’agenzia non ha scrupoli ad immischiarsi nella vita privata dei sospettati e ad utilizzare programmi di sorveglianza di massa con conseguenze anche gravi.

Dopo essere entrato in contatto con questo mondo corrotto Snowden diventa quasi paranoico e si trova a dover fare i conti con la propria coscienza, lavora senza sosta cercando di non pensare alle conseguenze di quello che vede e sente tutti i giorni ed alle informazioni segrete di cui è a conoscenza, ma arriva ad un punto di rottura in cui non riesce più a far finta di non vedere e di non sapere certe cose. Decide quindi di farsi aiutare da una documentarista e da due giornalisti per diffondere le informazioni pericolose di cui è a conoscenza perché crede sia giusto che tutta la popolazione americana e non, sappia che il governo la spia utilizzando metodi se non illegali, alquanto discutibili. Non sarà facile per Edward procurarsi i file necessari e trovare l’appoggio del quotidiano britannico “The Guardian” che dopo varie insistenze decide di pubblicare per primo la storia e i file. Il film non parla solo di problemi “tecnici” e morali, incrocia alla vita “lavorativa” di Snowden quella privata raccontandoci la nascita della relazione con Lindsay Mills la sua attuale compagna, una storia d’amore che forse allontana un po’ dal filone principale ma che comunque non rovina il film e ci mostra l’importanza di questa relazione per Edward e per le sue decisioni. Molto interessante alla fine del film vedere che fine ha fatto il vero Snowden e sentire e leggere che cos’ hanno detto di lui i leader mondiali e i giornali più importanti e anche se il film è di parte permette comunque allo spettatore di farsi la propria idea mettendolo davanti alla realtà dei fatti.

Il personaggio di Edward Snowden è interpretato da Joseph Gordon-Levitt che si riconferma un bravissimo attore capace di immedesimarsi nei ruoli più svariati, la sua fidanzata invece è interpretata da Shailene Woodley la protagonista della saga Divergent che qui vediamo in un ruolo più serio e realistico, bravissimo anche Rhys Ifans che interpreta il capo senza scrupoli della CIA.

“Snowden” è un film biografico ma anche un thriller politico, è girato bene e la storia non è stata particolarmente “romanzata” per renderla più cinematografica. E’ anche un film che fa riflettere e che, non lo nego, mette in un leggero stato di angoscia: non stupitevi se uscendo vi verrà voglia di disattivare il prima possibile la webcam del pc…

 

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