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First man: un film sullo spazio, incredibilmente terreno.

Come può un film sullo sbarco sulla luna parlare della vita terrena in modo incredibilmente approfondito ed emozionante?  la risposta la possiamo trovare in “First man” di Damien Chazelle, che il sito Leggo.it ha definito:

“una storia tra la luna e il lavandino di casa”

con questa pellicola il regista di Whiplash e La la land porta in scena, più che lo sbarco sulla luna, la vita di Neil Armstrong (interpretato da Ryan Gosling) il primo uomo a compiere quel “grande passo per l’umanità” che ha consentito all’America di vincere la corsa per la conquista dello spazio contro la Russia: è proprio sullo sfondo di questa sfida fra potenze che la vita famigliare e privata di Neil scorre tra perdita e amore, Immagine correlatadeterminazione e dubbi. Perchè per “il primo uomo” la sfida diventa del tutto personale; un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi, l’unica cosa che lo distrae dal dolore che la vita gli ha riservato e al suo fianco a  sostenerlo c’è un incredibile donna, moglie, madre dei suoi figli (Claire Foy) che lo costringe a volte a fare i conti con la realtà più di quanto lui vorrebbe.

Soffrire di claustrofobia non è consentito, Chazelle porta lo spettatore dentro alla navicella, dentro al casco degli astronauti, sballottati all’interno di quelle che negli anni ’60 somigliavano più a scatole di sardine di scarsa qualità che ad innovazioni tecnologiche; e che potevano facilmente trasformarsi in bare. Il giovane regista ci tiene a far capire che il prezzo più alto che la conquista dello spazio ha comportato non è quantificabile in denaro ma in vite umane, che senza uomini coraggiosi e forse, in un certo senso votati al martirio, quel passo sulla superficie lunare non sarebbe mai stato compiuto.

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La colonna sonora e il montaggio sonoro che dal  rumore assordante passa al completo silenzio sono, insieme alla fotografia che indugia sui dettagli come quello di una mano tra i capelli, la cornice perfetta per un film che si candida a replicare l’incetta di nominations del suo predecessore “La la land”.

 

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È nata una stella ed è nato un regista

“A star is born” è l’opera prima di Bradley Cooper, attore ormai affermato che oltre a dirigere la pellicola interpreta anche la parte di uno dei due protagonisti: il cantante country/rock Jackson Maine . L’altra grande protagonista è Lady Gaga, nei panni della cantante Ally, qui in una versione inedita struccata e spettinata come non l’abbiamo mai vista.

La storia è la classica storia d’amore tra un cantante alcolizzato in rovina e una giovane e talentuosa cantante in ascesa. Ma il cliché viene gestito nel migliore dei modi grazie alla regia di Cooper che si sofferma sui dettagli dei corpi, degli sguardi e della quotidianità di un rapporto di coppia appassionato e e tumultuoso. Il punto di forza sono sicuramente i due attori protagonisti che con questa perfomance estremamente emotiva ed emozionante prenotano un posto in prima fila alla serata degli Oscar, mettendo a tacere chi non vedeva un possibile feeling fra i due e chi sottovalutava Lady Gaga come attrice. Il film si chiude con finale commovente e intenso con un primo piano potente (che ricorda quello di Chalamet in Call me by your name) di Gaga. l’unico punto debole, se dobbiamo cercarlo, è l’eccessiva lunghezza; il minutaggio poteva decisamente essere ridotto per rendere la storia ancora più intensa e coinvolgente ma forse i tempi sono lunghi anche a causa dello spazio che ha la bellissima colonna sonora (cantata veramente dai due attori) quindi possiamo perdonarglielo con la convinzione che anche la canzone principale “Shallow” apparirà nelle nomination degli Oscar.

È sicuramente (ri)nata una stella: Lady Gaga che si conferma oltre che una bravissima cantante anche una grande attrice capace di andare oltre al suo stravagante alter ego biondo platino che siamo abituati a conoscere. Ma è nato anche un regista: Bradley Cooper che porta egregiamente a casa un film interessante sotto tutti i punti di vista e che sembra dire “questo è solo l’inizio”.

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Le prossime uscite cinematografiche da non lasciarsi scappare!

Finalmente con l’autunno arrivano anche le novità in sala! Ho pensato quindi di stilare una lista di film, in uscita a breve, che secondo me vale la pena andare a vedere e che sicuramente, dopo mesi senza aver messo piede nella mia amata sala cinematografica, non mi lascerò sfuggire nemmeno io.

“Un affare di famiglia” di Kore-eda

È il vincitore della Palma d’oro del Festival di Cannes 2018, è la storia di una “famiglia” che accoglie tra le sue braccia una bambina trovata per strada perché abbandonata dai genitori. Non poche recensioni l’hanno definito un capolavoro poetico che riesce a spaziare tra leggerezza e drammaticità.

“A star is born” di Bradley Cooper

Il debutto di Cooper come regista vede protagonista Lady Gaga nei panni di una cantante in ascesa che si innamora di un cantante country (Cooper). Si preannuncia essere una storia d’amore e di sogni. Nonostante la trama non si presenti come una delle più originali, la curiosità di vedere questa coppia sul grande schermo è tanta!

“Lucky” di John Carroll Lynch

Il film ruota attorno al protagonista: un novantenne molto particolare di nome Lucky e alla sua quotidianità, si preannuncia un film cinico ma sentimentale tanto che My Movies lo definisce “una parabola sulla paura della morte e su come affrontarla per ritrovare interesse e stupore nella vita”.

“Girl” di Lukas Dhont

Film rivelazione dell’ultimo festival di Cannes in cui ha ottenuto ben quattro premi è la storia di Lara; un adolescente che pratica danza classica che deve affrontare la transizione di genere da ragazzo a ragazza. Il giovanissimo regista ha detto “è così che è iniziato Girl, dal bisogno di dire qualcosa su come percepiamo il genere, sulla femminilità e sulla mascolinità. Ma soprattutto sulla lotta interiore di una giovane eroina che mette a rischio il proprio corpo per diventare la persona che vuole essere”.

“BlacKkKlansman” di Spike Lee

Adattamento cinematografico del libro autobiografico scritto da un ex poliziotto afro americano infiltratosi nel Ku Klux Klan. Anche questo film viene direttamente dal festival di Cannes, parla di razzismo e minoranze che sembrano essere tematiche adattissime a questi ultimi tempi…

“Il primo uomo” di Damien Chazelle

Fim di apertura di Cannes che vede il grande ritorno del regista di La la Land che sceglie ancora Ryan Gosling come protagonista, questa volta nei panni di Neil Armstrong: letteralmente il primo uomo sulla luna. Se ne è parlato e se ne parlerà tantissimo e si preannuncia essere una pellicola densa di emozioni e introspezione psicologica più che di azione e avventura.

“L’uomo che uccise Don Chisciotte” di Terry Gilliam

Dopo 25 anni finalmente questo film vede la luce che gli era stata preclusa a causa di vicessitudini produttive. Un vecchio impazzito si convince di essere Don Chisciotte e insieme a un regista di spot che scambia per Sancho Panza, si imbarca in un avventura stravagante.

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Perché leggere libri “young adult” anche da adulti

Lo ammetto, sono sempre stata scettica nei confronti dei libri da teenager o meglio, dei cosiddetti “young adult”; anche se ovviamente come tutti ne ho letti alcuni (soprattutto fantasy) durante la mia adolescenza e ne ho amati la maggior parte. Ma si sa, quando si inizia a “diventare grandi” si cercano cose più serie e impegnate e quindi sotto con i grandi classici, che prima si leggevano solo a scuola e praticamente sotto minaccia, per poi tuffarsi in quella che viene considerata Letteratura con la L maiuscola. Ultimamente tra una lettura “seria” e l’altra ho deciso di iniziare a leggere libri in inglese e visto che la mia esperienza con l’inglese scritto si limitava ad articoli di giornale ho deciso di prenderla con calma e partire da uno young adult: “Aristotle and Dante discover the secrets of the universe” per poi passare a “Harry Potter and the prisoner of Azkaban” (che è riduttivo categorizzare come young adult ma ce lo mettiamo lo stesso), “Love, Simon” e adesso a “Fan Girl”. Da questo mio viaggio nella letteratura inglese/americana per ragazzi sto inaspettatamente imparando tanto, sia per quanto riguarda il mio proposito di migliorare la lingua sia per altri aspetti per i quali secondo me vale la pena leggere libri “young adult” da adulti:

  1. La prospettiva è diversa; se prima eravamo ragazzini allo stesso livello dei protagonisti ora siamo cresciuti e possiamo vedere e vivere le esperienze e le sensazioni raccontate con un occhio diverso.
  2. Aiutano a staccare la spina: la vita quotidiana è già troppo seria senza il bisogno di tornare a casa dal lavoro o dall’università per mettersi a leggere sempre un libro profondo, a volte si sente il bisogno di staccare la mente e non c’è modo migliore che tuffarsi sul divano con una storia “leggera”.
  3. Sono più profondi di quanto pensiamo: lo so, nel punto qui sopra li ho definiti leggeri ma in realtà al loro interno contengono storie che riescono ad essere “profonde con leggerezza” e raccontano stati d’animo ed eventi non sempre positivi riuscendo però spesso a non renderli drammatici.
  4. Sono teneri: si, avete letto bene, quando si diventa grandi si pensa di non avere tempo per le smancerie ma tenerezza non sempre significa mielosità e la maggior parte di queste storie, in particolare quelle d’amore, sono tenere come solo gli amori adolescenziali sanno essere.
  5. Sono utili per leggere in lingua: ed eccoci arrivati al motivo per cui ho iniziato a leggerli io, la maggior parte di questi libri sono scorrevoli e contengono descrizioni e dialoghi relativamente semplici, personalmente consiglio di leggerli in ebook perché potete avere la traduzione immediata e in lingua delle parole che non conoscete.

Voi leggete young adult? Non ditemi che avete bisogno di altri motivi per farlo!

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Avengers Infinity War vi stupirà

Avengers-Infinity-War-poster

Non è facile sorprendere lo spettatore se ti chiami Marvel e di cinecomics ne hai sfornati a decine, non è nemmeno facile creare e portare sullo schermo l’ennesimo super cattivo da combattere, senza ricadere nel già visto e negli stereotipi. Avengers Infinity War riesce a fare tutto questo: questa volta l’universo rischia di essere decimato da Thanos un cattivo ben lontano dai cattivi tipo senza sentimenti se non rabbia e crudeltà, è un tiranno triste e malinconico che agisce in nome di quella che lui chiama pietà ed è capace soprendentemente di provare anche sentimenti positivi, a combatterlo ovviamente ci sono gli Avengers tra cui figurano sia i personaggi più classici e visti come Iron Man e Captain America, che i più recenti come Doctor Strange e Black Panther. Mai come questa volta “l’unione fa la forza” sia tra i protagonisti del film che nel mondo della Marvel che è riuscita a incanalare, non prima di averlo rigenerato e reso più potente,  tutto quello che c’era di ben riuscito nei suoi film precedenti in un’ unica pellicola capace di tenere incollati allo schermo per due ore e mezza e lasciare gli spettatori a bocca aperta con uno dei finali più belli di questo genere. Il meglio dei film precedenti,  il meglio dei personaggi,  il meglio degli effetti speciali e delle story-line; è questo che Infinity war è riuscito a fare, è stato capace di mischiare in un grande calderone il meglio di tutto quello che questo mondo poteva offrire e migliorarlo.

Dopo questo film a mio parere riuscitissimo, non so cosa dovremmo aspettarci dai prossimi e mi rendo conto che sia per la Marvel che per la DC sarà un impresa superare una qualità di questo livello: quanto ancora sarà capace di stupirci e farci sognare questo genere? perchè è inutile negarlo, il mondo dei super eroi piace alla maggior parte delle persone e chi se ne allontana spesso è solo spinto dall’idea che il buon cinema sia un’altro. Sorpresa, il buon cinema è anche questo che piaccia o no, è quello capace di portare decine e decine di persone a riempire due sale a mezzanotte per vedere l’anteprima, quello capace di reggere dopo anni di alti e bassi, di successi ma anche di cadute rovinose e riprendersi in modo così grandioso. Avengers Infinity War è sorprendente, che voi siate nerd o semplicemente amanti del genere non potrete non divertirvi su questa magica montagna russa capace di alternare battaglie, momenti sentimentali e gag comiche come mai prima d’ora. Se voleve ridere, caricarvi e perchè no, emozionarvi ma soprattutto se siete fra quelli che senza pregiudizi si rendono conto che il cinema non è fatto solo per trasmettere messaggi importanti con film d’autore ma è prima di tutto una grande forma di intrattenimento, questo film vi stupirà.

 

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I segreti di Wind River: essere forti è l’unica possibilità per sopravvivere

I lupi non uccidono i cervi sfortunati, uccidono quelli deboli

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La riserva indiana del Wyoming è un posto sperduto, freddo, silenzioso e perennemente innevato, l’unico modo per sopravvivere in un luogo così desolato e aspro è essere forti: essere dei guerrieri spinti dallo spirito di sopravvivenza. A volte però questo spirito non basta, se ne accorge Cory Lambert, agente federale per il controllo della fauna selvatica, quando trova nella neve il corpo di Natalie, una ragazza di diciotto anni violentata e poi uccisa.

L’FBI manda ad indagare sul caso una giovane agente: Jane, impreparata ad affrontare il clima gelido di quel posto dimenticato da Dio in cui i ragazzi spesso si perdono nella tossicodipendenza e nell’alcool e le ragazze scompaiono e vengono ritrovate morte misteriosamente. Jane si rende subito conto che non ce la può fare  a risolvere il caso senza l’aiuto di qualcuno esperto di quei luoghi e decide così di chiedere aiuto a Cory, che di lavoro caccia predatori come lupi e puma, per trovare un predatore ben più terribile: l’assassino di Natalie. Jane scoprirà solo in seguito che Cory nasconde un dolore straziante che lo spinge ad aiutarla a trovare il colpevole: è così  che i due iniziano la loro “caccia all’uomo” fra distese di neve, foreste e misteri sempre più fitti. Il candore della neve non può nulla contro la violenza rossa come il sangue versato, con cui i due protagonisti dovranno confrontarsi.

le distese silenziose in cui o si è predatori o vittime, le tormente di neve e il freddo perenne, rispecchiano in questo film il dolore dell’animo contro cui padri che hanno perso le proprie figlie devono lottare: un dolore che rischia di annientarti proprio come queste terre selvagge in cui la legge sembra essere diversa da quella del resto dell’America. Premiato al Festival di Cannes nella categoria “miglior regia”, Wind River di Taylor Sheridan indaga la violenza insita nell’essere umano messa alla prova da un ambiente ostile, il tema delle “frontiere” di quelle  terre di passaggio dove a dominare è alla legge del più forte e il tema del dolore che se non accettato e assimilato può arrivare a distruggerti.  Come i cervi con i lupi, solo i più forti sopravvivono: perché quando si è soli e il mondo intorno è ostile, bisogna aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti.

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Hostiles//Ostili: si può superare l’odio?

Hostiles

Joe Bocker è  l’esempio del soldato che fa il suo dovere, ha guidato numerose spedizioni contro i pellerossa e ha visto morire a causa loro tanti compagni e amici. Si troverà però a dover rivedere tutte le sue convinzioni quando un suo superiore, su ordine del presidente, gli chiederà di riportare il capo Cheyenne Falco Giallo nel Montana per liberare lui e la sua famiglia dopo anni di prigionia e consentirgli di finire i suoi giorni da uomo libero. Lungo il percorso Joe e il suo seguito incontrano Rosalie una donna che ha perso il marito e tre figli uccisi proprio dai pellerossa e decide di portarla con sé e condurla in un posto sicuro.

Il viaggio verso il Montana è pieno di insidie e tra gli attacchi dei pellerossa Comanche e quelli dei cacciatori di pelli Joe dovrà veder morire davanti ai suoi occhi tanti altri compagni, mentre Rosalie cercherà di superare la tragedia di cui è stata vittima. Il contatto con Falco Giallo e la sua famiglia li farà riflettere e soprattutto Joost1-988x600e e i suoi soldati dovranno scontrarsi con il loro passato violento e loro idee razziste e cercare una via per superare l’odio nel nome di ciò che li accumuna con i loro nemici come esseri umani. I paesaggi selvaggi e sconfinati fanno da cornice a questo western drammatico e intensificano la psicologia dei personaggi e i loro drammi: acquazzoni e nebbia, foresta claustrofobica e canyon a strapiombo rispecchiano la natura selvaggia insita anche nell’uomo e i demoni con cui deve lottare per sopravvivere e non impazzire di dolore.

Christian Bale è in stato di grazia, semplicemente meraviglioso, e Rosamunde Pike non è da meno ma anche gli attori secondari sono perfetti nei loro ruoli. Hostiles è una storia di odio e riconciliazione, di vendetta e di perdono; queste parole che solo a pronunciarle insieme sembrano escludersi a vicenda nel film si combinano alla perfezione e portano infine, alla redenzione.

TheNewWesterns

 

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