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Rocketman: un’overdose di musica e colori

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Non è facile fare i conti con il passato ma evidentemente Elton John ci è riuscito: a fare i conti con un passato di successo diviso fra alcool, droghe e sesso e un’ infanzia difficile con genitori incapaci di amare e lasciarsi amare. “Rocketman” è la sua storia ma non è una storia facile, anzi, è una storia di perdizione e redenzione, che mostra quanto sia bello ma anche difficile diventare star mondiali a ventitrè anni e credere in se stessi quando chi ti circonda non ti ama. Ci siamo già passati l’anno scorso con “Bohemian Rapsody” che ripercorreva un pezzo di storia dei Queen focalizzandosi su Freddie Mercury e ci ripassiamo quest’anno con “Rocketman” film su un pezzo di storia di Elton John, con una sola differenza: Elton John è vivo e vegeto e ha supervisionato alla realizzazione del film.

Se il film sui Queen era un semplice biopic con un grande protagonista ma senza niente di speciale, “Rocketman” è un grande musical cinematografico del livello di “La la land” e “The Greatest Showman” con un incredibile Taron Egerton che recita, canta e balla, per non parlTaron-Egerton-as-Elton-John-in-Rocketmanare della bravura dei “piccoli Elton” che interpretano la star durante la sua infanzia. Di canzone in canzone la storia scorre davanti ai nostri occhi incantati ed estasiati: dalle risate alla commozione il passo è breve ed è fatto di pura magia grazie ad una fotografia che ci fa passare dai neon di un Luna Park, alle profondità sommerse di una piscina, ai grandi palchi sui cui ciò che conta è apparire il più stravaganti possibile e poco importa se dentro stai morendo.

In questo momento sto scrivendo mentre ascolto su Spotify il cd della colonna sonora con le canzoni di Elton cantate da Taron Egerton e penso a quanto sia bello quando il cinema riesce a creare una tale magia da farti desiderare di vedere e rivedere un film per assaporarlo ogni volta in un modo diverso. Se Rami Malek ha vinto un’oscar a Egerton ne andrebbero almeno mille e lo stesso vale per questa pellicola che ha insegnato a tutti come si fa un film biografico su una star mondiale della musica.

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Alta fedeltà di Nick Hornby: amore, musica e vita

Nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solamente con la vita, il che è molto più incasinante, e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare

Rob ha trentacinque anni, un negozio di dischi, pochi amici e una vita come tante: le cose cambiano quando la sua ragazza Laura lo lascia senza una spiegazione soddisfacente e inizia una storia con il loro vicino di casa Ian. Dopo la rottura con Laura Rob mette in discussione la sua intera vita e ripercorre tutti gli amori finiti male; uno dei quali è stata la causa per cui ha lasciato l’università ed ha finito per aprire il suo negozio che non va certo a gonfie vele. Ma il suo rimettere in discussione tutta la sua vita va aldilà del solo ripensare alle storie d’amore passate tra cui quella con Laura della cui fine non sa darsi una spiegazione soddisfacente: tra una crisi d’identità in cui molti trentenni (o semplicemente esseri umani) possono riconoscersi e domande esistenziali sulla vita, sull’amore e perfino sulla morte “Alta fedeltà” scorre via sulle note di una colonna musicale dettagliata grazie alle numerose citazioni di brani e cantanti che Rob e i suoi amici e colleghi Barry e Dick classificano come in un gioco per bambini quasi per mettere almeno qualche punto fermo nella loro esistenza incasinata.

Cos’è venuto prima? La musica o la sofferenza? ascoltavo musica perché soffrivo? o soffrivo perché ascoltavo musica? sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?

La musica diventa in questo libro compagna di vita “nella salute e nella malattia” quasi come una sposa e Rob le attribuisce gioie e dolori, colpe e meriti, è una presenza costante e determinante: la musica ti fa innamorare, ti fa conquistare la ragazza dei tuoi sogni e ti fa disperare per poi consolarti. La musica è l’unica cosa che sembra importare nella vita di Rob ed è l’unica che al contrario delle sue fidanzate non lo lascia mai, ma di musica si può vivere? Se la tua passione è l’unica cosa che non ti ha mai tradito e l’unico modo per attraversare la vita; come puoi confrontarti con chi fa l’avvocato, il medico, l’architetto e sembra essersi realizzato davvero mentre tu cerchi di districarti in un mondo che sembra ripeterti in continuazione che devi crescere perché la musica non è un lavoro vero? Rob per riuscire a diventare davvero adulto dovrà mettere in discussione se stesso e le sue convinzioni e nel farlo saranno di fondamentale aiuto i suoi amici ma soprattutto Laura. Perché anche chi passa per breve tempo nella nostra vita ci lascia un segno con cui volenti o nolenti dobbiamo imparare a convivere sia esso positivo o negativo e ci fa capire un po’ di più di noi stessi. La vera domanda è riuscirà Rob a trovare la serenità? a non sentirsi più un fallito insoddisfatto della sua vita? a non sentirsi più completamente perso? e a che prezzo?

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